ARTE

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Start_Padova - Studi per l'Arte, vetrina per giovani artisti

di Anderea Chiocca

Ha preso avvio il 4 novembre, con l’apertura delle varie mostre, la seconda edizione di StArt_ Padova Studi per l’Arte, concorso dedicato ai giovani artisti italiani e internazionali under 30, patrocinato dal Comune di Padova, Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova, Accademia di Belle Arti di Venezia e GAI – Giovani Artisti Italiani e promosso dall’Associazione Padova Ospitale Onlus.

Il progetto, nato nel 2018, vuole non solo sostenere la cultura e le arti visive contemporanee ma ha anche come obiettivo la creazione di una connessione tra arte e professioni. Per questo dieci studi professionali della città patavina, che comprendono commercialisti, notai, avvocati, architetti, psicologi, si trasformano per cinque mesi, fino al 31 marzo 2020, in innovativi spazi di coesistenza con l'arte, dove le opere inserite negli ambienti di lavoro diventano attivatori di idee e creatività.

Quest’anno la Commissione Tecnica formata da Giovanni Bianchi (professore del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Padova), Sileno Salvagnini (professore dell’Accademia di Belle Arti di Venezia), Patrizia Lovato (professoressa dell’Accademia di Belle Arti di Venezia), Daniele Capra (curatore indipendente e giornalista), Federica Bianconi (architetto e curatore), Marco Serraglio (Direttore Cescot Veneto e collezionista di Frase Contemporary Art), Dario Lenarduzzi (ideatore di StArt e rappresentante dello Studio Alcor Commercialisti S.p.A. – Stp), Davide Milan (Studio Legale Eulex) e Stefania Schiavon (Progetto Giovani Padova), ha selezionato dodici artisti meritevoli per capacità, qualità tecnica, ricerca e contemporaneità della propria proposta artistica.

I vincitori del bando sono: Beatrice Alici, Luisa Badino, Giulia Coda, Annagreta Filippi, Maddalena Granziera, Giulio Malinverni, Ylenia Modolo, Marta Naturale, Giulio Polloniato, Elena Shaposhnikova, Eva Chiara Trevisan e Giordano Tricarico.

 

Gli Studi Professionali coinvolti nella II Edizione, che compongono l’itinerario delle mostre che un collezionista o un curioso si trova a percorrere, sono: Studio Alcor Commercialisti S.p.A. – Stp che ospitano Luisa Badino e Beatrice Alici; Studio del Notaio Marianna Russo con le opere di Giulia Coda; l’Atelier di Architettura Officina Fortuna dove si trovano le creazioni di Giulio Polloniato; lo Studio Legale Eulex che presenta Annagreta Filippi e Ylenia Modolo; lo studio di servizi finanziari indipendenti Giotto SIM S.p.A. con l’esposizione di Marta Naturale; l’Avvocato Carlo Cappellaro allestisce Eva Chiara Trevisan; da ComLegis Commercialisti & Avvocati viene mostrato Giordano Tricarico; l’agenzia pubblicitaria e creativa Blonde&Brains accoglie Maddalena Granziera; lo Studio dello Psicoterapeuta dr. Saul Piffer – Palazzo Corte Vigodarzere esibisce Elena Shaposhnikova e infine Cescot Veneto custodisce i lavori di Giulio Malinverni.

 

Il 15 novembre all’interno di Arte Padova si sono assegnati a tre degli artisti partecipanti due premi del valore di € 1.000,00 ciascuno, ovvero il Premio Critica andato a Giulio Poloniato e il Premio Padova Ospitale, riservato ad uno studente dell’Accademia di Belle Arti di Venezia o dell’Università di Padova, conferito a Giordano Tricarico, mentre il Premio Copertina è stato vinto da Ylenia Modolo, che garantirà l’utilizzo e la riproduzione di una delle sue opere quale immagine di apertura del catalogo StArt_ 2020 curato da Padova Ospitale Onlus, Studio Alcor Commercialisti S.p.A. – Stp, Studio Legale Eulex, Cescot Veneto, Frase Contemporary Art e M.A.rte. Infine, si sono aggiudicate una menzione speciale Marta Naturale e Eva Chiara Trevisan.

Il progetto StArt continua ad essere un’occasione per far uscire l’arte dai sui canali prestabiliti, portandola ad ibridarsi e a confrontarsi con i settori produttivi locali, che a loro volta diventano promotori e sostenitori delle arti visive contemporanee declinate in tutte le loro diverse sfaccettature, creando nuove opportunità sempre più necessarie.

Beatrice_Alici-The garden of friends
Giulia_Coda-Eliseo
Luisa_Badino-Relitti_dalla_tonnara-
Maddalena_Granziera-Forma36foto
Ylenia_Modolo-XXX_III-Ferro+filo cot
Marta_Naturale-Permanere
Elena_Shaposhnikova-Anthrax.
Giulio_Polloniato_ARENA-Elem ceramic
Eva_Chiara_Trevisan-Calma binaria

Tra i protagonisti più interessanti di questa edizione c’è sicuramente Giulio Malinverni (1994) che con il suo lavoro si muove tra osservazioni ravvicinate della realtà quotidiana ed elaborati mondi immaginari che prendono forma attraverso rimandi alla pittura antica e alla sua vita personale, suscitando così una straniante sensazione di temporalità fuse e moltiplicate.

Nato a Vercelli, Malinverni entra in contatto con l’arte in tenera età nel laboratorio del padre, a sua volta pittore e restauratore, di cui decide di ripercorrere le orme iscrivendosi, a sua volta, al corso per tecnico del restauro di affreschi e materiale lapideo presso l'Istituto Veneto per i Beni Culturali a Venezia, dove si trasferisce. Nel 2016 si diploma e contemporaneamente si iscrive all’Accademia di Belle Arti, sempre a Venezia, seguendo il corso di pittura del prof. Carlo di Raco. In breve tempo entra a far parte dell’Atelier F, creatura nata sotto la supervisione di Raco stesso, e oggi punto di riferimento per la giovane arte contemporanea veneziana e nazionale.

Tutto questo vissuto si ritrova nella selezione di opere, esposte come già ricordato alla Cescot Veneto, dove bene si può intuire la passione per la pittura antica riletta e rielaborata in chiave personale e con una vena di ironia che suggerisce allo spettatore una polisemia di significati. Non secondaria è l’attenzione ai materiali e alla tecnica presente in ogni lavoro e figlia sicuramente degli studi dedicati al restauro.

In un ipotetico percorso all’interno della mostra, dove idealmente cercherò di fare da Cicerone, la prima opera che si incontra è McLeod, dove troviamo un pugile agguerrito, in realtà un amico di Malinverni, che ricorda Primo Carnera dipinto da Giacomo Balla, in contrasto con l’arcadico paesaggio dal sapore rinascimentale, disturbato solo dalla nera nube che si va via via addensando.

Proseguendo si incontrano due ritratti P.P. e Bogdan, qui messi in dialogo,l’uno di fronte all’altro, in cui gli effigiati sono di nuovo due amici dell’artista. Per P.P. è immediato il richiamo ai ritratti di Piero della Francesca e in particolare al Doppio ritratto dei duchi di Urbino, ma riletto in chiave contemporanea, con in lontananza le città di Todi e Perugia. Bogdan invece è influenzato dal Ritratto di donna con un uomo al davanzale di Filippo Lippi, ma Malinverni in questo caso inserisce sullo sfondo della finestra una città industriale ricontestualizzando l’intera composizione.

Andando oltre, la nostra attenzione è rapita da L’orto, omaggio alla pittura prospettica delle ville venete, in particolare a quella di Paolo Veronese nella villa Barbaro a Maser. Con lo stesso obiettivo del Maestro cinquecentesco, Giulio fa in modo di espandere lo spazio fisico grazie allo sfondato, ma c’è qualcosa che attira il nostro sguardo e che non riusciamo subito ad indentificare: oltre il colonnato non troviamo una distesa di alberi ma una piantagione di cavoletti di Bruxelles. Anche in questo caso viene risemantizzato il dipinto giocando con la percezione e l’ironia.

Possiamo concludere il nostro itinerario di fronte alla più grande delle opere in mostra, dal titolo L’ombra del pestaggio. Siamo letteralmente risucchiati nel mezzo di un’architettura mantegnesca, simile a quelle che si ritrovano negli affreschi della cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani a Padova, ma l’atmosfera che si respira in questo dipinto è quella metafisica di un’ingigantita piazza di De Chirico. In primo piano le figure, o per meglio dire le loro ombre, si inseguono e si azzuffano in quella che sembra una danza violenta, creando un cortocircuito con l’ambiente circostante tra immobilismo, movimento e giochi di prospettiva, che portano il nostro occhio a indagare attentamente l’opera.

In questo itinerario Giulio Malinverni ci ha mostrato un antico non fissato in un altrove ideale e senza tempo, ma reinterpretato alla luce dell’oggi, accentuandone con ironia le idiosincrasie e lasciando ad ognuno di noi, grazie ad una moltitudine d’interpretazioni possibili, l’opportunità di entrare e confrontarsi con il suo universo.

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