ARTE

 

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La pittura di Aldo Damioli"

di Vera Agosti

Aldo Damioli (Milano, 1952) è un artista che crede nell'immagine e nel suo potere di attrazione e fascinazione sullo spettatore. Per questo la difende, andando anche controcorrente a volte, e la esalta al di là dei contenuti etici o filosofici che si vogliano comunicare, come Céline nella letteratura per il quale ciò che conta è lo stile e non il messaggio. La produzione di Damioli è suddivisa in serie, che non sono che diversi capitoli del suo romanzo pittorico, in cui, per rappresentare un’idea di base, il pittore cerca il linguaggio e lo stile più consoni.

 

Negli anni Ottanta dipinge le Pizze, un omaggio all’Italia, un soggetto divertente e amatissimo, che diventa il pretesto per la pittura;  Le Pizze sono raffigurate in ogni luogo e in ogni situazione: la luminosità contraddistingue anche questo ciclo, come pure l'allontanamento dal realismo, per sconfinare in un mondo ideale, di cui si riconoscono le componenti. Le opere si contraddistinguono per il rigore geometrico, la pittura appare impeccabile e studiata. Le immagini hanno spesso un taglio cinematografico che deriva dalla formazione dell'artista alla Scuola di Cinematografia. La serie è ormai conclusa e i dipinti sono diventati pressoché introvabili.

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Dal 1992, come un Canaletto del XXI secolo, l’artista dipinge New York, la città emblema della modernità, partendo dalla maniera dei Vedutisti settecenteschi. Ampi spazi di cielo, attraversati da nuvole in corsa, acque placide e tranquille, quindi il profilo articolato dei palazzi e delle case, con una scrupolosa minuzia di dettagli: finestre, porte, tetti, tegole, camini, comignoli. Nulla sfugge all'occhio attento del pittore. E ancora le imbarcazioni e la gente che vive e gravita sul territorio della città. Nell'atelier di Damioli, la cartolina di un'antica veduta veneziana, accanto alla riproduzione di un suo lavoro, senza nessuna cesura o cambio di stile, ma momento di ideale prosecuzione. Certo, all'uso della camera ottica dei Vedutisti si preferisce una quadrettatura appena abbozzata con il pennello, mentre ai palazzi veneziani di orientaleggiante e sontuosa memoria si sostituiscono i grattacieli della Grande Mela e le storiche galee diventano motoscafi e barche a vela. L'effetto nell'osservatore è una sorta di corto circuito rispetto a quanto tradizionalmente ci si potrebbe aspettare, ma questo da sempre è l'intento di Damioli, ovvero la trasformazione del consueto e addirittura del banale in un fatto estetico, come nel ciclo delle Pizze, attraverso lo stile e il linguaggio, allineando lo stile al soggetto.

Nelle Venezie-NewYork, è sempre bel tempo, splende il sole e la luce sembra essere costantemente quella di un tranquillo e immobile pomeriggio. Nessun incidente visivo va a turbare la quiete profonda comunicata al pubblico che osserva i lavori. Non c'è traccia dell'ansia, il fermento, lo stress e il traffico che regnano a New York. Pochissime persone completano la scena silenziosa, che richiama fortemente i paesaggi metafisici di De Chirico. Le architetture descritte sono leggere, colte all'altezza degli occhi dell'osservatore, con le finestre che rimandano agli enormi spazi interni, preclusi allo sguardo e che pertanto si possono solo immaginare. I palazzi si succedono con ritmo, quasi come i tasti di un pianoforte. La pittura elegante e disciplinata rispetta sempre l'integrità della forma e i suoi confini. Le barche, archetipi, con la loro presenza rendono l'atmosfera ancora più irreale: si tratta di una sorta di "iper irrealismo", fuso con un vedutismo di matrice concettuale.

La serie abbraccia idealmente anche altre città del mondo, descritte e reinventate dall’artista con un procedimento simile, conferendo a ciascuna la propria autonomia e identità. Ecco allora Torino, Parigi, Shangai, oltre a New York, colte a volte anche di notte, nel silenzio e nel mistero dell’oscurità. L’effetto è una calma universale, sospesa, in attesa che qualcosa accada, un richiamo, un passo che corre nel buio, un pianto, una luce che si accende, il sospiro del vento.

Lo studio dei luoghi operato dall’artista si basa anche sui disegni. A un primo sguardo sembrano schizzi veloci, contornati da più tocchi di pennello, ma in realtà lasciano trapelare un grande rigore compositivo e un’abilissima capacità disegnatoria. Sono in bianco e nero, sfruttando come di consueto nell’acquarello il bianco della carta, in alcuni punti il nero è sfumato e si trasforma in una velatura grigia che crea atmosfera.  A volte compaiono anche gli abitanti che popolano le città, mentre camminano veloci, indirizzati verso le loro abituali attività quotidiane.

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Le opere più recenti di Damioli appartengono alla serie delle Figure Luminose. Da anni l'artista lavora a questi dipinti, ricercando e mettendo a punto la tecnica e lo stile. Un atelier è riservato a queste nuove opere, separato dal ciclo precedente di Venezia-New York. Tanti disegni su carta sono i bozzetti in bianco e nero o più sovente a colori da cui attingere e selezionare il materiale visivo vincente per sviluppare il quadro. Il titolo della nuova serie si riferisce ai colori brillantissimi utilizzati e creati appositamente dal pittore, che illuminano la composizione. Una tinta in genere è dominante e conferisce il timbro all'opera.

Le figure umane ritratte sono impegnate in attività amene, ludiche o spettacolari, in lavori piacevoli che richiedono concentrazione, ingegno e abilità. Ecco allora il croupier (Le carte, 2015), la profumiera (Profumo, 2015), la sposa con la sua confidente (Le Amiche, 2012), le persone al vivaio (Siamo fiori, 2015), gli ospiti di una cena elegante (Penultima Cena, 2015)… Sono momenti di disimpegno e felicità, lontani dal logorio della vita. E' un mondo astratto di gioia e di pienezza. E' una risposta di opposizione decisa alla pittura oscura e drammatica che conosciamo da alcuni anni e alla perdita dell'ideale della bellezza. Al disfacimento della forma, si santifica invece la figura, che è chiara e precisa. In qualche caso è anche un invito alla meditazione. In Scende la pioggia... (2015) l’azzurro delicato concede un velo di malinconia alla donna che, di spalle, sotto l'ombrello, guarda un ponte lontano, mentre una ragazza al semaforo (Patente, 2012) presenta un aspetto di inquietudine, che si legge nel suo volto concentrato.

Oltre ai protagonisti dei dipinti, emergono altri elementi plastici, che non hanno una relazione diretta con i soggetti. Damioli vuole sfuggire al realismo tout court e per questo, oltre agli sfondi smaglianti e ai personaggi non modellati in maniera realistica, inserisce silhouette stilizzate e semplificate (il gatto, le cornici, l'orologio a cucù, il ponte), forme plausibili, libere, decorative (i fiori della carta da parati, il reticolo dietro alla sposa) o allusive (i pelouche della ragazza alla guida che ci raccontano la sua giovane età), in una sorta di collage pittorico. Non mancano accenni al kitsch, perché per l'artista è una componente della nostra società (il cappellino dell’amica della sposa, il quadretto coi fiori in Portami tante rose, 2015).

Spesso le composizioni contengono un'allegoria: nella tela della danzatrice del circo c'è un elogio dell'abilità e della destrezza, intese come qualità importanti, quasi un richiamo ad antichi valori di un lontano mondo cavalleresco; nel dipinto Al Veliero (2016), un modellino di una nave, simbolo dei viaggi e dei desideri, un cameriere va verso l'ombra e l'uscita di scena _ per questo è poco caratterizzato_ rappresentando l'impossibilità di realizzare tutto ciò che si era agognato, i sogni rimasti nel cassetto. Nella tela compare anche una grande vetrata, un omaggio all'artigianato e all'arte popolare.

La serie delle Figure Luminose, nel richiamo a un mondo idilliaco e nella presenza sfolgorante del colore, evoca la pittura del gotico gentile del Trecento e del Quattrocento, resa contemporanea nello spirito e nei soggetti. Pensiamo ai lavori di Gentile Da Fabriano e Lorenzo Monaco: tinte splendenti, linee sinuose, personaggi descritti in modo raffinatissimo, tra panneggi di sete e vesti preziose, accenni di architettura ben delineata. Ai principi e ai cortigiani si sostituiscono nelle tele di Damioli le persone comuni, ma ricche di ornamenti che ricordano le pietre preziose e i gioielli dei nobili di altri tempi. E ancora affinità con i gradevoli passatempi della vita di corte: negli affreschi del Ciclo dei Mesi del Castello del Buonconsiglio di Trento, i nobili giocano a palle di neve, raccolgono frutta e fiori.., a queste attività si alternano nelle Figure Luminose impegni piacevoli che sottintendono spesso un lavoro mentale e creativo; agli stemmi e ai simboli araldici corrispondono la decorazione degli sfondi e la profusione delle rose. Nel gotico le figure sono bidimensionali, allo stesso modo quelle di Damioli, con le tinte chiuse nei contorni delle figure, campiture distinte e precise. Compaiono riferimenti all'iconografia del passato, come la fanciulla che legge il biglietto, presente in Vermeer e Picasso o il tema della ballerina e del circo.  Le Figure Luminose sono in un certo senso vedute, come le Venezie-NewYork, perché i soggetti emergono dallo sfondo in modo cristallino. Le opere si leggono sempre chiaramente, niente è nascosto.

 

Nella sua caccia all’immagine perfetta, come quelle super immagini che ormai sono diventate parte dell’immaginario collettivo, Damioli disegna bozzetti in bianco e nero o a colori con i quali studia le composizioni che nei casi migliori diventeranno dipinti. Questi splendidi disegni saranno ospitati nella sua prossima personale.

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