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Intervista a Maria Gioia Tavoni, promotrice del

"Concorso Internazionale del Libro d'Artista" riservato agli under 30

Dal livre de peintre al libro d’artista: le “belle mani” stimate dai “bibliofili affamati”

di Martina Pazzi

Maria Gioia Tavoni, ordinario di Archivistica Bibliografica e Biblioteconomia all’Università di Bologna, è promotrice del Concorso Internazionale Libro d’Artista riservato agli under 30 e dedicato quest'anno al tema delle abbazie di qualunque ordine e secolo

Il riferimento, in questo articolo, che reca la firma di Lucio Gambetti e che è uscito nel secondo numero, datato al 2016, della «Rivista di cultura del libro dell’Associazione Librai Antiquari d’Italia», è ai “rari e preziosi del novecento letterario italiano. Certo, il target cui si rivolge il Concorso Internazionale Libro d’Artista promosso da Maria Gioia Tavoni, direttrice, dal 1973 al 1983 della Biblioteca Comunale Manfrediana di Faenza, professore associato all’Università di Pisa, ordinario di Archivistica Bibliografica e Biblioteconomia all’Università di Bologna, e condirettrice, insieme al compianto Marco Santoro della rivista «Paratesto», è un po’ diverso (gli under 30), così come è diverso il tema cui il bando è dedicato (le abbazie di ogni ordine e secolo).

(...) credo sia legittimo definirli rari poiché, anche se più facilmente reperibili dei precedenti, sono comunque assai poco diffusi e farebbero la gioia di tutti i collezionisti del Novecento, almeno di quelli che non li hanno già nella loro biblioteca. Ritengo di poterli definire anche preziosi (...), non solo per il valore commerciale che la gran parte di essi ha, ma soprattutto perché la loro storia o l’importanza del loro autore li hanno fatti nel tempo legittimamente diventare oggetti del desiderio”.

Ma resta un leitmotiv: quello dell’appetibile libro-oggetto (oggetto, anche, del desiderio) per “bibliofili affamati”, pronti a lanciarsi in un Gran Tour per scovarli, cercarli, farli propri e valorizzarli. Anche nel 2017. Del suddetto Concorso abbiamo parlato con Maria Gioia Tavoni, uno dei nomi più importanti nel panorama intellettuale ed editoriale nazionale ed internazionale, nonché storica del libro con all’attivo numerose pubblicazioni (fra le altre, e più recenti, Percorsi minimi, Circumnavigare il testo e Torchi e stampa al seguito, in collaborazione con Alessandro Corubolo). Perché anche il libro tenuto insieme da due bulloni metallici in alluminio, alla Fortunato Depero, può tornare ad essere redivivo, non unicamente nelle bacheche di una grande mostra come quella che verrà inaugurata, in marzo, alla Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo (mostra antologica di Depero, che realizzò artistici libri oggetto, che non furono, però, “libri d’artista”).

 

In un articolo pubblicato, nel marzo dell’anno scorso, nel numero 37 de L’almanacco bibliografico, lei afferma che, con Barbara Sghiavetta, vi siete “poste subito il problema di scovare quanti e quali potessero essere i microeditori di qualità a cui rivolgersi”: come si è originato il progetto e quale idea lo ha sotteso?

«Con Barbara Sghiavetta, ottima allieva e ‘libraia di qualità’, capimmo, dopo aver  intervistato per una rivista, Alberto Casiraghy nella sua abitazione/laboratorio, e aver toccato con mano come la sua Casa, la Pulcinoelefante, presso la quale hanno stampato e stampano i nomi  del gotha intellettuale non solo italiano, si regga su di un’idea forte che la pone fra passato e futuro, radicandola nel presente. Per me che fino ad allora avevo insegnato anche rudimenti tecnici della stampa ma solo calati nel passato remoto, ed anche per Barbara che li aveva molto bene appresi, fu sollevare un sipario su di un mondo quasi del tutto sconosciuto. Dopo altri due importanti incontri è nata l’avventura del ‘volerne sapere di più’ che ci ha visto percorrere la Penisola in quello che fin dal primo momento abbiamo chiamato il nostro Grand Tour; da lì la nostra Guida».

 

Il Concorso Internazionale Libro d’Artista riservato agli under 30 è nato nell’alveo di un altro Concorso Internazionale per Libro d’Artista, incentrato, stavolta, sui “Versi pascoliani dedicati al paesaggio”,  e bandito dall’Accademia pascoliana San Mauro Pascoli, di cui è presidente Andrea Battistini e di cui lei è membro: cosa possiamo dire a riguardo? Qual è il leitmotiv che lega i due bandi?

«In Pascoli paesaggio e natura sono sempre avvolti da un alone di mistero perché celano dietro le loro apparenze simboli e realtà che solo il poeta, assumendo uno sguardo di fanciullo, è in grado di cogliere. Da qui la scelta del tema, insieme con il Presidente dell’Accademia Pascoliana, Andrea Battistini per il primo bando, bandito dalla stessa Accademia, concorso ora alle battute finali e che prevede ben tre mostre in tre diverse sedi, una delle quali sarà  Macerata. Nelle Marche andremo con la nostra mostra anche perché nella Giuria del premio figura, in qualità di esperto, Enrico Pulsoni, un collega le cui competenze non si arrestano al solo libro d’artista, ma coprono un ampio ventaglio di conoscenze in vari settori del mondo dell’arte contemporanea.

Il legame fra i due bandi è dovuto in parte nell’aver voluto riproporre per Torrita di Siena un tema legato anch’esso all’’alone di mistero’, quello degli Ordini religiosi diversi gli uni dagli altri anche in relazione all’interpretazione che si sono date sui fondatori, e alle costruzioni  che ne sono scaturite. Partendo inoltre dalle conoscenze legate ai maggiori esponenti della Società Bibliografica Toscana, il cui Presidente, avvocato Tiezzi Maestri, magna pars pure di Torrita, si è pensato che tali idee potessero essere, per così dire, ‘esportate’ su larga scala. Da qui l’internazionalità anche di questo nostro nuovo bando».

 

Da studiosa del libro quale è, ha deciso di circumnavigare un’altra tipologia testuale, quella del libro d’artista, che, dal livre de peintre francese al Libro bullonato di Fortunato Depero, diviene il “libro-oggetto” per eccellenza, amato dai bibliofili di ogni tempo. Una sua personale definizione di “Libro d’artista”? Perché un bando su questo tipo di manufatto, oggi? Che funzione può avere?

«Non azzardo alcuna definizione, e diffido da chi in qualche modo la propone con sicurezza e vuole tale libro all’interno di un particolare ‘genere’. Preferisco semplicemente rifarmi a ciò che oggi finalmente si studia con passione e da parte di istituzioni pure universitarie, con progetti che non si pongono il solo problema di pervenire ad un’univoca definizione. Il libro d’artista può essere ‘un oggetto’ che segna il profondo legame fra testo e immagine, a cui personalmente vorrei aggiungere, là dove ciò è possibile, “con interventi pure di stampa manuale”, un  libro che si affranca da molte altre espressioni della produzione editoriale. La lunga e ininterrotta storia novecentesca di questo manufatto, da qualunque data e forma la si voglia far partire, segna sempre un momento altissimo di artigianalità artistica, contemplata ancora come fiore all’occhiello di molti Paesi e caduta in disgrazia in Italia, per ragioni varie ma non tutte spiegabili razionalmente».

 

La realizzazione di un libro d’artista, quale pezzo unico, si avvale di tecniche miste, prima fra tutte il collage, oltre che di operazioni distruttive del lavoro creativo: quali tipi di illustrazione sono richiesti, nello specifico?

«Nessuna tecnica, purché incisoria, è stata esclusa dal bando sia da quello di San Mauro Pascoli sia ancora da quello di Torrita di Siena che, a differenza dell’altro, non pretende che i manufatti abbiano i testi frutto di stampa manuale. Ciò che abbiamo categoricamente preteso è che le incisioni, dalle calcografie in tutte le loro articolazioni, alle xilografie con ricorso anche a materiali alternativi rispetto al legno, fra i quali il più usato è il linoleum, tutte le grafiche d’arte, si diceva,  non possano essere che prodotte su matrici originali, ovvero che non si tratti di riproduzioni».

 

Quale futuro si prospetta, in ambito editoriale nazionale ed internazionale, alle “belle e giovani mani” degli artisti del libro? 

«Ricondurre i giovani all’ artigianalità  artistica così come pensano coloro che vi si dedicano, ha almeno questi evidenti scopi: dare loro occasioni di esprimersi in quello che può divenire perfino un ‘lavoro’ a tempo pieno, qualora i giovani siano avviati verso studi che perseguano il doppio binario, ovvero formazione sia sul piano culturale sia in ambito artistico-tecnico, prioritario obiettivo da conseguire. Le Accademie e anche le Università non dovrebbero perdere tale occasione che è nel contempo un mezzo importante per rinnovare metodi d’insegnamento e strutture, con il concorso ovviamente dello Stato, permettendo altresì di preservare mestieri antichi a rischio di estinzione. Pochissimi  infatti ancora li conoscono, fra quei pochi c’è chi li considera finanche obsoleti. È inoltre un modo di gettare un seme per sottrarsi all’imperante macchina della produzione editoriale industriale, spesso di scadentissima qualità estetica, aprendo un breccia in direzione del recupero della microeditoria di qualità. Vorrei solo ancora riferire che tali propositi erano insiti e in gran parte esplicitati nel Manifesto dei Bibliofili affamati, dovuto nella stesura prevalentemente ad Anna Buoninsegni e Barbara Sghiavetta, con il quale chiudemmo il primo Forum  a Gubbio nel 2015 incentrato sul tema, manifesto che fu sottoscritto e firmato da 24 artisti fra i quali pure artisti del torchio. Dedicare uno specifico concorso agli “under30” su scala internazionale significa pertanto incentivare il settore, pescare in realtà che hanno lunga tradizione in merito, e per l’Italia, puntare su ciò che è stato fatto ed è possibile ancora fare in un ambito artistico, nell’accezione più vera e ampia del termine, un ambito che si spera possa dare frutti che consentano di allinearci al più presto alle migliori espressioni che per ora fungono da modello. E soprattutto significa dare la sveglia al nostro Paese».

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