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Intervista all' < Architetto del Vetro > GIOVANNI MARANI

di A. R.

Giovanni Marani, architetto, si dedica alla sua radicata passione per il vetro come materiale d'arredo, sempre viva e alimentata dalla frequentazione di noti vetrai come i maestri Valmarana, Tiozzo e Seguso. Si laurea in Architettura a Venezia dopo una serie di esperienze di studio e di lavoro all'estero presso la Purdue University, negli Stati Uniti, e l'università di Delft in Olanda. Prima della laurea, lavora a Washington DC per un noto broker di borsa, completando una formazione di studio e lavoro caratterizzata da un respiro internazionale. Tornato in Italia, dopo un periodo di stretta collaborazione con Signoretto, Afro, Donà, Toffolo, i già citati Tiozzo e Valmarana ed ad altri grandi interpreti del vetro muranese, intraprende la sua attività professionale. Instaura negli anni interessanti rapporti di lavoro negli Stati Uniti in contatto con noti designer a Miami, New York e San Francisco. Sulla base di questa esperienza professionale, mantenendo sempre vivo l’amore per il vetro, si pone come designer di interni, rinnovando ulteriormente la linea di componenti d'arredo e proponendo lo sviluppo di progetti inediti e personalizzati.

L'abbiamo incontrato all'inaugurazione della mostra "Il vetro degli Architetti: Vienna 1900-1937" presso la Fondazione Giorgio Cini e l'abbiamo intervistato per approfondire la relazione tra il Vetro veneziano e gli Architetti.

R.A. Nonostante la fama conquistata nell'ambiente vetrario veneziano ed il collegamento

con il design di interni, Giovanni Marani preferisce mantenere un profilo discreto, lontano

da eventi, mostre e lontano soprattutto da scenari commerciali che potrebbero comunque

renderti ancora più conosciuto e apprezzato dal grande pubblico. Perché? E' una scelta?

 

G.M. Non è sempre stato così. In 25 anni di frequentazioni muranesi ho "disegnato tanto vetro" e sono stato invitato a tante mostre ed eventi collegati ad esso. Appena laureato ho partecipato alle

prime due edizioni del SaloneSatellite a Milano come giovane designer.

Addirittura Giorgio Armani mi invitava con altri designer miei coetanei a casa sua per delle feste dal clima internazionale dove ho conosciuto Patrick Jouin, Philippe Stark, Ron Aron e tanti altri "archistar" che ancor oggi frequento.  Ho esposto organizzando mostre mie personali a New York e Miami, dove ancor oggi si vendono miei progetti di vetro. Tra i ricordi più belli ci sono: San Francisco mostra personale da Boydlighting in Folsom Street, Montreal da Telio&Cie e l'esposizione al Design Center of the Americas in Florida.

Avrei tante da raccontarne ... da Londra, a Roma, a Barcellona, a Washington, Boston.

R.A. Architettura ed il vetro artistico condividono senza dubbio uno spirito

comune. Ma com'è nata questo tuo “trasporto” per il vetro e come ha modificato la tua professione di architetto?

G.M. La passione per il vetro è sempre stata viva e si è alimentata attraverso la frequentazione di noti vetrai come i maestri Valmarana, Tiozzo, i Donà, i Signoretto, i Cenedese, e tanti altri meno noti.

Prima ancora di laurearmi e di intraprendere l'attività professionale, disegnavo e seguivo la produzione di una mia linea d'arredo in vetro di Murano, frequentavo le fornaci ed ero affascinato da questo materiale. Mi ha sempre appassionato l'idea di utilizzare il vetro per uno "scopo" che ancora oggi trovo sia originale e di grande effetto. Sostengo infatti che l'arredo in vetro, che non sia solo limitato all'oggetto o all'illuminazione, conferisca all'ambiente in cui è inserito un aspetto di grande eleganza e personalità, sia nell'ambito domestico che in quello pubblico a tutti i livelli. Nella maggior parte dei miei progetti non prevedo l'utilizzo dello stampo e così è stato da sempre. L'aspetto artistico e più affascinante di quello tecnico del disegno rigido di progetto. L'aspetto tecnico è molto importante come lo studio stesso della tecnica di realizzazione e la ricerca storica soprattutto nella fase iniziale del progetto. L'architetto non deve essere sopraffatto dalla rigidità di un disegno o la sola voglia di rispettare proporzioni di forma e scelta di colori. Si tratta di lasciarsi andare, sulla scia dell'esperienza di secoli di arte vetraria, abbinando tecnologie che fino a qualche anno fa non immaginavamo neanche. Tutto questo è estremamente interessante ed autoalimenta questa mia passione.

 

R.A. Il settore vetrario veneziano sta attraversando degli anni difficili dovuti ad

una serie di fattori: dalla crisi economica nazionale ed internazionale, all'aumento dei costi

vivi delle materie prime, dalle contrarietà legate al continuo aumento delle tasse per la

gestione delle attività di produzione alle spese per l'adeguamento alle norme dettate dalla

Comunità Europea. Che periodo sta attraversando il settore vetrario muranese?

 

G.M. Il settore specifico del vetro applicato all'arredo ha subito delle conseguenze meno disastrose

degli altri settori quali quelli dell'illuminazione e della produzione dell'oggettistica classica.

Il settore produttivo vetrario dell'illuminazione ha visto crollare i fatturati e addirittura fatto saltare aziende ormai consolidate nei mercati internazionali. Perfino alcune famose fornaci sono state obbligate a mettere in cassa integrazione i propri dipendenti per non chiudere i battenti.

Su RAI 2, qualche giorno fa, Daniele Mazzuccato, famoso imprenditore muranese, è stato intervistato e palesava la grossa difficoltà che sta attraversando il "mondo

produttivo del vetro veneziano". Per esempio il mercato russo che un tempo era quello

che "salvava" l'economia delle vetrerie con floridi guadagni, adesso s'è ridotto quasi a zero con i problemi congiunti alle scelte politiche con l'Ucraina.

La produzione dell'arredo in vetro artistico rimane una nicchia di mercato che conserva una sua identità originale di altissimo livello e quindi, per fortuna risulta meno influenzata dagli andamenti a trend negativo. Piuttosto, non meno importante e non di poco conto, è il problema del rafforzamento produttivo di altri mercati extracomunitari che hanno influenzato le produzioni muranesi. Si pensi, ad esempio, alle copie dei miei tavoli di produzione indiana e cinese. Alcuni clienti di Mumbai ormai da anni acquistano e rivendono dei tavoli da salotto di produzione appunto indiana e cinese quali: il “goccia”, “l'onda”, il “nodo” ed altri dalle forme più semplici ma che comunque richiedono un certo tipo di manualità ed esperienza. Con alcune fornaci muranesi, che realizzavano degli arredi da me disegnati, ora per scelta commerciale, abbiamo dovuto rivedere alcune scelte produttive. Si sono infatti modificati i componenti puntando ad impreziosire certi dettagli, evidenziando capacità produttive che solo a Murano possono eseguirsi. Per esempio utilizzando la "delicatezza" delle filigrane, introducendo tecniche rivisitate della tradizione vetraria veneziana come il "reticello", integrando tecniche miste della lavorazione a canna con la "battitura" dei nostri famosi molatori, ecc.

R.A. Sulla base di quanto hai affermato quali sono le prospettive possibili a Murano per un settore fortemente in crisi ma con un'identità forte come quella della produzione artistica che non ha pari al mondo?

 

G.M. Murano, a mio parere, deve staccarsi dalle tradizionali lavorazioni che possono essere facilmente eseguite altrove. Questo non solo per far fronte ad un periodo di crisi ma per rispondere in maniera forte e liberarsi da questo empasse, due sono le soluzioni adottabili: aumentare la qualità del vetro prodotto con designer esperti e qualificati e con le capacità dei nostri maestri vetrai, che non ha eguali al mondo, e diversificando le tipologie di prodotto. Per esempio l'utilizzo del vetro artistico in architettura come materiale scenografico e come componente d'arredo.  Non ho nessun timore di affidare la realizzazione di un mio progetto per capacità ed aspettativa nel risultato ai miei amici vetrai, prorpio come: Silvano e Gianni Signoretto, Alberto Donà, Simone Cenedese, Massimiliano Schiavon, Davide Salvadore, Cesare Toffolo, Lucio Bubacco... potrei fare una lista di amici lunghissima. Ma non ho dubbi che anche le realizzazioni di altri maestri meno noti, perché più giovani o perché lavorano in vetrerie che hanno maestri vetrai più conosciuti di loro ma non meno capaci, possano competere con maestri anche noti americani, francesi o asiatici. Non vorrei sembrare troppo orgoglioso del gruppo vetraio veneziano ma il vetro che si realizza a Murano non ha confronti neanche con quello che si produce nella stessa provincia di Venezia nella cosiddetta "terraferma". Non ne conosco ragione ma...

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