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Intervista all' <Architetto del Vetro> GIOVANNI MARANI

di A. R.

R.A. Quale miglior opportunità si può augurare al vetro artistico per il settore dell'arredamento?

G.M. Si è da poco concluso il Salone internazionale del Mobile ed ero presente in tre stand diversi con delle proposte progettuali dal classico al contemporaneo. L'impressione è stata che la presenza massiccia di operatori esteri di alto profilo e con forte potere d'acquisto sia di molto aumentata.

I progetti di componentistica d'arredo che disegno hanno una forte vocazione internazionale e l'importanza dell'export come elemento ormai imprescindibile del settore è ancor più evidente per l'alto legame che il vetro ha con Venezia. Non è per questo un elemento che il turista richiama alla memoria e collega con la città lagunare ma distingue come originale e spero che lo sia, questo tipo di componente d'arredo. Nel settore dell'arredamento l'eleganza del lusso senza tempo riletto in chiave contemporanea penso sia vincente anche in prospettiva di gusto futura.

A Milano come a Murano ormai c'è una forte presenza dei maggiori brand della moda italiana ed estera. Alcune vetrerie vantano produzioni dai nomi famosi come Versace, Armani, Cavalli, Ralph Lauren e via dicendo. Segno questo di grande prestigio e della divulgazione di massa del vetro. Penso che questa politica del brand noto che si occupa di introdurre il vetro nell'arredo ed altri tentativi di inserire degli elementi di vetro in dettagli di mobili di design sia molto curioso ed affascinante. Purtroppo però le interpretazioni stilistiche di chi non conosce il vetro artistico non sempre trovano successo commerciale e rimangono come dei tentativi isolati che non raggiungendo consensi si fermano e si dimenticano.

R.A. L'architettura d' interni ha il compito di definire gli spazi e gli ambienti che ospiteranno le nostre vite progettando il mondo attorno a noi. Come ti poni di fronte al modo di progettare gli spazi utilizzando il vetro?

G.M. Come architetto sono portato ad avere un approccio diverso rispetto a quello di un maestro vetraio o di un artista che interpreta "il progetto". L'architettura rimane un luogo privilegiato di indagine, di studio e riflessione sugli aspetti più propriamente legati alla quotidianità della vita. La nostra vita si svolge dentro le case, nell'ambiente di lavoro e negli spazi pubblici. Il mio linguaggio progettuale attraverso la ricerca e la sperimentazione non vuole creare elementi d'arredo espressamente immaginati come oggetti di produzione per un catalogo di un'azienda di qualità.

I tratti distintivi dei miei progetti sono: soddisfare un'esigenza di personalizzazione dal design elegante con un'estetica all'avanguardia che fa riferimento all'evoluzione tecnologica, alla facilità del montaggio ed alla sicurezza nella gestione. Poi c'è una coniugazione culturale nella mia filosofia progettuale. La mia origine veneziana prevale e si evidenzia sulla forte venezianità che caratterizzano i miei progetti. E' come una firma veneziana inconfondibile che svolge un percorso visivo e sensoriale dal gusto classico made in Italy, anzi made in Venice. Un'idea diversa di classico, si tratta di reinterpretare l'arredo tradizionale in chiave contemporanea.

R.A. C'è un artista o una corrente artistica, una linea dal quale nasce il tuo stile, dal quale trai ispirazione?

G.M. Purtroppo e per fortuna, come architetto sono stato influenzato dalle persone che ho frequentato, che ho studiato e che hanno caratterizzato alcuni periodi di frequentazioni veneziane e muranesi. Ho iniziato a frequentare Murano in un periodo in cui le grosse aziende avevano designer di grande fama e le produzioni delle fornaci si distinguevano tra le piccole e meno note che lavoravano per le fornaci più famose e le grandi aziende più simili ad industrie come quella dei Ferro e dei Mazzuccato. I miei primi anni di Murano, si parla di 25 anni fa, erano caratterizzati da Vetrerie famose sinonimi del vetro veneziano come Venini, Barovier & Toso, Seguso, Aureliano Toso ecc., da ricchi imprenditori che davano vita ad attività produttive assoldando famosi e capaci maestri vetrai e piccole realtà produttive che sparivano dopo che il maestro capo della piazza cambiava fornace. Questa era riassumendo il mio "inizio passione" per il vetro. Ho conosciuto e frequentato casa di Toni Zuccheri a San Vito al Tagliamento. Credo mi abbia influenzato parecchio anche se non volevo, per motivi di orgoglio, lo “stile” dei miei tavoli da pranzo e da salotto che per un periodo prendevano forme di cavallucci marini, cavalli, orsi... un piccolo bestiario insomma! Toni Zuccheri aveva totalmente rivoluzionato il modo di disegnare il vetro che ne sono stato involontariamente influenzato. Il maestro Valmarana della vetreria SVA mi ha insegnato le tecniche vetrarie per nascondere le elettrificazioni nella produzione dei lampadari. Sistemi a me necessari per costruire tavoli con strutture importanti di metallo che dovevano sparire o comunque essere il più possibile “nascoste”, per evidenziare l’eleganza del vetro artistico. Poi mi affascinavano e mi affascinano tutt’ora tutte le lavorazioni particolari del vetro soffiato. Ancora oggi ho una passione per la ricerca e lo studio delle tecniche storiche veneziane. Per queste mie esperienze dovrei ringraziare un numero enorme di persone. Avrei un sacco di cose da raccontare riguardo le mie esperienze in vetreria ed ogni mio progetto nasce da una storia od un'esperienza particolare. Ogni progetto ha un realizzatore ideale ed ogni lavorazione ha la sua fantastica storia da raccontare.

R.A. C'è un progetto che ti piacerebbe sviluppare e che non hai ancora realizzato? Un sogno nel cassetto?

 

G.M. Il mio primo progetto di tavolo da salotto, il mio n. 1 come Paperon de Paperoni, nasce dall'idea di utilizzare il "cotisso" cioè il materiale di risulta dalle produzioni vetrarie che vengono smaltite dalle vetrerie e che, particolare molto interessante, era “vetro a costo zero”. Andavo con uno zaino da montagna in una vetreria che realizzava i famosi "Paperweight" o murrine fermacarte per trovare "i cotissi" più grandi come dimensione e colorati per assemblarli e creare un supporto per un piano. Mi prendevano in giro per tutta Murano. Ero un ragazzino affascinato dal colore e dall'idea di novità che poteva costituire questa stravagante realizzazione. Chiaramente non ha avuto un gran successo per la complessità dell’assemblaggio e la difficoltà di mantenere tutti i pezzi assemblati….. Però da allora ho cominciato a studiare le tecniche vetrarie tradizionali per arrivare a realizzare delle componenti d'arredo assolutamente originali. Indipendentemente dal "gusto estetico" avevano ed hanno una caratteristica di originalità indubbia. Non posso vantarmi di aver "inventato" un metodo e di proporre delle "novità". Però sicuramente 25 anni fa sono stato uno dei pionieri di questo settore ed ho con orgoglio utilizzato e proposto tutte le tecniche di realizzazione della tradizione vetraria artistica veneziana. Questo nessuno me lo potrà mai negare! Ho tanti progetti non ancora realizzati ma che ho pronti nel cassetto. Mi piace abbinare il vetro artistico ad altri materiali e soprattutto sfruttare le nuove tecnologie come il led e le nuove invenzioni illuminotecniche, nuove colle per nuovi assemblaggi, introdurre i componenti d'arredo nel campo della domotica, progettare dei tavoli di grandi dimensione con il vetro che copre le strutture metalliche di supporto alla tecnica dei realizzatori di lampadari.

Ho un grande entusiasmo per i nuovi progetti che non vedo l'ora di realizzare.

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