Editoriale

AARTIC è un acronimo, dei nostri nomi e cognomi “A.A.R.T.”

e di “iniziative culturali”, l’associazione culturale produttrice di questa rivista.

Alice Rubbini - D.E.

È finita l’estate e quasi anche l’autunno, e con enorme e consapevole ritardo, siamo (quasi) pronti per il secondo numero di  aARTic.

Un tempo piuttosto lungo è trascorso dal primo, tempo che si è portato via la 56esima edizione della Biennale di Venezia, Art Basel, Expo Milano, la fiera di Torino, di Parigi … ed un’infinità di altre cose, di eventi, di incidenti, e di Persone… però è stato anche un periodo di progetti, alcuni realizzati come il nuovo sito -non più blog-, di scelte, di riflessioni, di programmi per il futuro e di incontri… così, con ancor più convinzione presentiamo nuovi articoli, nuove interviste e nuove collaborazioni, che regalano luce a questo magazine e ne accrescono il suo valore.

Pubblichiamo, non possiamo più aspettare, (malgrado ci siano ancora dei testi in arrivo), ed anche questa volta manifesto la mia stima e gratitudine a chi ha iniziato e a chi continua la sua collaborazione: a Sara Bardino, che presenta l’intervista al musicista e compositore Pierangelo Valtinoni, noto internazionalmente nell’ambito classico. Un dialogo privato e amichevole, che ripercorre i momenti salienti della brillante carriera del maestro della musica. Così anche a Vincenzo Casali, con cui collaboriamo anche in ambito progettuale per alcuni particolari eventi, che attraverso i suoi articoli apre le porte di singolari e privati spazi architettonici. Questa volta sono due abitazioni, disegnate con tratti essenziali dall’architetto argentino Silvia Bortolini.

E ad Anna Rubbini, che oltre al suo enorme supporto operativo al magazine, ha trascritto la sua riflessione sulla Biennale di Venezia, un’osservazione sui padiglioni dei Giardini e dell’Arsenale, corredata da una sequenza di significative immagini del fotografo Agostino Bonaventura; ha analizzato la mostra al Museo Vitraria e “Sguardo di donna” ai Tre Oci, e letto per noi “La forma delle nuvole”, un romanzo giallo di una giovane esordiente, Caterina Ferruzzi.

Le nuove firme, invece, giovani e brillanti con la passione per la scrittura, sono quelle di Martina Pazzi, che ha esaudito un mio desiderio di conoscenza, intervistando Sandro Natalini, scrittore, illustratore e grafico, “mano felice” di libri per bambini pubblicati in tutto il mondo; Valerie Tosi, invece, lo ha realizzato intervistando Stefano Marchesini, artista del tattoo, svelato in un confronto diretto con il cinema e la storia del tatuaggio, con i suoi codici e la sua simbologia. Caterina Borsato ci introduce a un particolare testo di recente pubblicazione che narra una storia realmente accaduta, “Langewang ovvero il disastro della puntualità”, un libro firmato a quattro mani da Annalisa Bruni e Stefano Pittarello. Silvia Ferrara ha visitato i padiglioni della Siria e di Cuba, sempre alla Biennale di Venezia, e recensito la mostra “Secret Venice”, nel prestigioso spazio di Ca’ Zanardi. Claudia Stritof ha invece visto e definito per noi una manifestazione d’arte visiva alla sua seconda edizione “Pratello fotografia” a Bologna. E ringrazio anche Mila Dau, artista italiana di nascita e americana d’adozione, che seguo già da qualche anno, per aver descritto in modo così limpido ed essenziale il proprio lavoro.

Ed infine, voglio ricordare come particolare esempio di cortesia e sensibilità, simpatia e cordialità, Filippo Neviani (Nec), incontrato per la presentazione del suo libro “Lettera a mia figlia sull’amore”: un testo piacevole e sensibile, che parla di sé e della propria figlia, attraverso i suoi sentimenti e le parole della sua musica. Sì, forse questo è un “testo-pretesto”, un movente per legare i fans ancor di più a sé e alla sua musica -come se ce ne fosse davvero bisogno!- ma scorrevolmente tracciato con gradevole e tenera enfasi. Il discorsivo si mescola, credo per lui in modo inevitabile, alle parole delle canzoni, così che ti rimangono in testa, ritrovandoti a canticchiare ora l’una, ora l’altra, senza neanche pensarci. Un incontrovertibile messaggio d’amore, sia negli intenti che nell’essenza, il gesto amabile di un padre consapevole, che vive intensamente le esperienze della sua vita, alla piccola figlia Beatrice, alla moglie, al suo lavoro di musicista, al padre che non c’è più e all’Emilia sua terra d’origine, e non ultimo, anche a Dio.

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