Cinema come rappresentazione – un bisogno d’immagine quotidiano

La cinematografia come forma di rappresentazione, si distingue tra le più fertili, stimolanti e popolari manifestazioni artistiche del nostro tempo: il cinema ci appartiene perché si insinua nelle nostre case e nella nostra mente, come una parte irrinunciabile della quotidianità.

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Recensione - La cena dei cretini

di Anna Rubbini

Jacques Villeret e Daniel Prévost

In questo periodo di ”isolamento sociale”, che io definirei invece di “distanza personale”, per essere piu corretti e meno accademici, non ci si può sottrarre dal guardare film vecchi e nuovi, rendendo questa visione coatta senz’altro più gradevole dell’offerta pubblica.

Tra i vari visti, e i vari che vedrò, uno è stato “La cena dei cretini”, film francese di oltre vent’anni fa, scritto e diretto da Francis Veber, che da tempo mi ero ripromessa di vedere per essermi stato consigliato in tempi, come questo, di tedio televisivo e obbligata astinenza cinematografica.

Le dîner de cons, questo il titolo originale, ha come protagonisti dei caratteristi noti alla scena d’oltralpe indiscutibilmente di ottima teatralità, che nel 1999 conquistarono il César come miglior attore per Jacques Villeret, e miglior attore non protagonista per Daniel Prévost.

La trama è semplice e lo svolgimento è prevalentemente in un interno, pochissime infatti le evasioni dall’appartamento in cui si evolvono i fatti. La sagacia e l’ironia che avvolgono questa commedia è assolutamente, secondo me, il segno dominante della cultura e caratterialità di questa nazione, acuta e snob, ma senza dubbio molto divertente. Il film nasce dopo il successo teatrale sulla scena francese e ritorna sul palcoscenico nella versione italiana successivamente all’uscita e consenso di pubblico del film.

Certo descriverlo non è come vederlo, i dettagli sono moltissimi, ed impossibile spoilerarlo anche addentrandomi nella narrazione: un gruppo di amici ricchi e socialmente affermati si ritrova ogni mercoledì sera per una cena, a casa dell’uno o dell’altro, ognuno portando un proprio invitato, lungamente cercato tra le figure più ottuse incontrate. La famosa “cena dei cretini”, persone semplici, dagli interessi più disparati … e anche più assurdi, che diventano oggetto dello scherno più accanito per tutta la serata. Gli ignari sono ovviamente convinti di essere invece invitati per le loro straordinarie capacità, ed è proprio su questo che si evolve il racconto.

All’editore Pierre Brochant viene segnalato da un amico la prossima potenziale vittima, l’invitato d’eccellenza per la cena, François Pignon, un contabile al Ministero delle Finanze, appassionato costruttore di modellini di architetture in perfetta scala, realizzati con fiammiferi, di cui ovviamente tiene anche il conto di quelli utilizzati per ogni soggetto. L’aggancio è quindi inevitabile, l’editore dice di voler pubblicare un libro sulle sue opere e, prima della cena lo invita a casa sua per un aperitivo di conoscenza.

Da quando Pignon entra nella lussuosa casa di Brochant, ogni cosa, vuoi per il fato, vuoi per l’inclinazione all’assurda goffaggine dell’invitato, gli accadimenti volgono al desio. All’editore sfortunatamente viene una lombalgia così forte che il medico gli proibisce di andare alla famigerata cena, ma l’invitato arriva di lì a poco e deluso dal non potervi più partecipare, si trattiene con il suo ospite. La moglie di Brochant, Christine, uscita di casa contrariata dalla motivazione che muove l’appuntamento settimanale del marito e dal suo comportamento, gli lascia un messaggio nella segreteria telefonica in cui dichiara le sue intenzioni di volerlo lasciare. Spinto da un’incomprensibile e sventato slancio ad aiutarlo, Pignon, commetterà un susseguirsi di disastrose complicazioni nella già astrusa situazione.

Il padrone di casa chiede al “cretino” di chiamare il suo medico curante, che sbagliando numero chiama invece l’amante ninfomane di Brochant, Marlene. Successivamente, per cercare di capire dove possa essere andata la moglie viene contattato Juste Leblanc, l’amico al quale Pierre aveva sottratto Christine e con il quale, di conseguenza, non aveva avuto più rapporti. Anche Juste va quindi a casa dell’amico per offrirgli il suo supporto, ipotizzando che Christine potesse essere da un noto playboy, Pascal Meneaux. Per cercare  l’indirizzo di quest’ultimo, lo stolto Pignon mette in gioco la sua carta: il collega Lucien Cheval che sta proprio effettuando un controllo fiscale su Meneaux.

Il collega li raggiunge a casa dell’editore e Pignon chiama quindi il dongiovanni che nega il suo rapporto con Christine, confessando invece di essere a letto proprio con la moglie del suo persecutore fiscale, Cheval, che ferito nell’intimo, promette vendetta anche a Brochant.

Mentre la serata sembra stia finalmente per finire, Brochant viene chiamato dall’ospedale: la moglie ha avuto un incidente d’auto, non grave, ma non gli vuole parlare. Con ulteriori varie peripezie, e dopo aver scoperto che la sua presenza era dovuta alla sua cretinaggine, e messo sotto accusa dell’andamento dei fatti, Pignon riesce a parlare, sempre telefonicamente, con Christine, riuscendo a convincerla che il marito è cambiato e l’ama davvero e che la chiamata è spontanea e che lui non è più in quella casa. L’uomo è così toccante che Christine gli crede, richiama il marito e invece risponde Pignon…

L’intrigo della trama, seppur utilizzato in forma ironica, è quello di un sottile triller psicologico. La specifica modalità cinematografica in cui egregiamente si sviluppa questo film, viene definita McGuffin, ovvero, malgrado l’evoluzione degli accadimenti, pur conducendo ad una suspence e all’attesa di un esito, di un colpo di scena positivo o negativo, in realtà portano all’inesorabile conferma di quanto il protagonista …sia cretino!!!

Una bella sorpresa, nonostante l'età della pellicola, secondo me assolutamente da vedere, o rivedere.

 

22/04/2020

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