Letteratura

Interviste a scrittori e recensioni di libri, letteratura d'autore e autori emergenti.

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IL PRESAGIO di Andrea Molesini 

di Anna Rubbini

L’ultima opera scritta da Andrea Molesini, autore Veneziano che con non celato vanto presento, non tanto per la nostra comune provenienza ma per la stima nei suoi confronti, poiché già vincitore nel 2011 del Premio Campiello e del Premio Comisso per Non tutti i Bastardi sono di Vienna, è una storia d’ambientazione storica narrata sapientemente con l’uso di una lingua poetica e romantica, intrecciando una storia di fugace amore sullo sfondo di una Laguna misteriosa, nostalgica e affascinante.

La trama narrata si svolge attorno a due soli personaggi, il Commendator Niccolò Spada - figura ispirata al nonno dell’autore - fondatore del prestigioso Hotel Excelsior del Lido, e la Marchesa Margarete Von Heyek, nobildonna austriaca, piacente giovane libertina, intelligente e sensibile, che custodisce un segreto terribile attorno al quale si costruisce la storia del libro o, per dirla con le parole dello stesso autore, “il gorgo di pece che crea suspance”.

I loro destini vengono uniti sullo sfondo della magica città di Venezia, nei giorni che precedono la Prima Grande Guerra, in un’atmosfera che aleggia tra i protagonisti e i distratti ospiti del Grand Hotel che è il PRESAGIO della sventura che s’imbatterà sull’Europa negli ultimi giorni della Belle Époque. E’, questa, un’opera dal taglio tipico della tragedia classica aristotelica, suddiviso cioè in tre atti: Il Fazzoletto Scarlatto;

La Rue Perdue, la via perduta,nome di una strada di Parigi nei pressi della Senna sulla Rive Gauche, ma che ora si chiama Rue Maître Albert e che volutamente viene citata nel nome d’origine perché è la via dove venivano bruciati gli eretici, dunque la via maledetta, dove l’autore ambienta parte del segreto di Margarete che ha fine nell’isola di San Servolo; l’ultimo, Warheith, ha come titolo un termine tedesco, “verità”. Una parola di filosofica provenienza che va strettamente a legarsi con l’altro grande tema di riflessione sotteso alla narrazione,il “tempo”:  “noi siamo tempo che scorre” ed il caso abita nel divenire storico, dove noi siamo predestinati protagonisti.

L’infatuazione d’amore tra il commendator Spada e la bella e disinibita marchesa Von Heyek è la storia tra due personaggi spregiudicati, intellettualmente molto forti di carattere ed al contempo solidi nella vita: lui è un imprenditore, un uomo pratico che lavora e produce denaro, un giovane quarantacinquenne scapolo; lei, invece, una leggiadra nubile nobildonna austriaca che ammette solo venticinque dei suoi ventisette anni, di cui lo stesso Niccolò Spada, suo complice ed amante, si sorprende perché la conosce come donna tutt’altro che moderata tranne che per quella ben misera menzogna.

Quando il 28 luglio, in seguito all’attentato di Sarajevo, l’Austria dichiara guerra alla Serbia, il commendatore decide, suo malgrado, di informare i gli ospiti dell’Hotel del tragico inizio delle ostilità, prima che lo vengano a sapere l’indomanidai quotidiani con roboante annuncio di Guerra per l’Europa: il discorso rappresenta uno dei brani più significativi e avvincenti, quello che secondo me custodisce “l’anima del libro” di Molesini. L’acume e la profondità dell’enunciazione di un momento di così intensa tragicità, avvolge la figura di Niccolò Spada di amarezza e grande dignità, descrivendo così finemente il sentimento che lo muove, con una poetica così amabile, da coinvolgere emotivamente il lettore sin dalle prime pagine del libro.

Uniti alla trama principale, in un intreccio mitigato ma ugualmente importante, vi sono altri due segreti protagonisti di questo racconto, ed esattamente lo Specchio e l’Orologio :

lo Specchio, più volte riferimento interlocutorio per i personaggi, … “non è una suppellettile qualsiasi”…, sa cose di noi più di quelle che neanche noi confessiamo a noi stessi; … “minaccia e consola, denuncia (e) spia… e presagisce” … . Proprio in riferimento allo specchio compare nel testo il verbo Presagire,che l’autore usa in questa originale attribuzione per definire non solo la capacità di anticipare la vecchiaia fisica dell’uomo, ma in maniera speciale riconoscendogli metaforicamente la capacità di presagire la vecchiaia dell’Europa, del Colonialismo, una vecchiaia collettiva e dunque incontrollabile.

Dall’altra parte l’Orologio, che interviene sulla scena dei personaggi e nel racconto tragico del  passato della marchesa, assumendo tre diversi significati attribuiti al tempo: il tempo interrogato – il tempo perduto – il tempo infranto.

Arrivati in fondo alla lettura di questa bella e tragica storia di Molesini, si ha come la sensazione che l’autore, anche grazie all’efficace utilizzo di figure oggettive e secondarie rispetto a quelle degli attori della scena principale, suggerisca un momento di riflessione sulla società in cui stiamo vivendo, sulle forze demoniache che tuttora sono in agguato e sullo spaesamento che pervade il mondo intero.

Si legge tra le righe il presagio che vi sia un inevitabile parallelo tra passato e presente, altrettanto tragico perché attualmente nessuno in effetti risulta in grado di darci una direzione, la crisi ormai non è questione economica bensì è divenuta crisi dei valori sociali.

La stessa percezione dei personaggi, la sensazione d’essere alla fine di un’ Epoca verso un ignoto futuro, ma soprattutto la crisi di valori e dello spirito, fa ormai parte della società attuale. Tanto peggio se si considera che così come negli anni trenta, anche oggi chi è alla guida dell’Occidente non ha ben chiaro quello che fa e dove deve  condurci.

Ma la guerra non è solo morte e distruzione, bensì immette significato nel divenire storico. I momenti di grande dolore collettivo rendono tutto più interessante per la narrazione.

Le guerre sono del tutto irrazionali, l’odio non è razionale, è la follia che domina i nostri destini….

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