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Le interviste a personalità conosciute ed emergenti protagoniste del mondo della Cultura e delle Arti

Intervista a Natalini

di Martina Pazzi

 

M. P.: Veniamo ora al contesto e ai modelli culturali, che, come insegna Tipologia della cultura di Lotman e Uspenskij, rappresentano senza meno il più importante tra i sistemi semiotici: quanto influsso esercitano l’orientamento socio-culturale e il bagaglio valoriale e folklorico nella ricezione di un albo illustrato?

 

S. N.: Quanto al contesto culturale, si sono ampliati enormemente gli orizzonti su temi scottanti e difficili da raccontare ai bambini, come nel caso di libri che elaborano il lutto o che hanno a che fare con la morte. Vorrei consigliare tre libri incentrati su questa tematica, anche alla luce dei fatti di Parigi: il primo è un libro spagnolo, "La mora", di Anxos Gabarana, con illustrazioni di Óscar Villán. La morte è qui rappresentata come un elemento naturale della vita. I toni cromatici e il tipo di impostazione quasi a filastrocca, fanno apparire questo libro, a primo acchito, leggero: vi troviamo, infatti, elementi iconografici che sono completamente al di fuori di certe tematiche trattate nell’editoria italiana. A un certo punto della storia, ad esempio, compare un contadino che uccide una mucca con un pugnale, mucca che aveva bevuto dell’acqua, acqua che aveva a sua volta spento il fuoco... Se nel nostro immaginario questo fatto è sicuramente nefando, forte, tale non è nella concezione spagnola: diversi, sono, infatti, i contesti culturali dai quali attingiamo il nostro bagaglio di credenze e valori folkloristici. Il secondo libro di cui vorrei parlare si intitola "L’anatra, la morte e il tulipano", edito in italiano da E/O: un libro meraviglioso, scritto e illustrato da Wolf Erlbruch, la cui narrazione si evolve grazie alla compresenza di due soggetti, l’anatra e la morte, sondate nei loro tratti psicologici. Disarmante, risulta essere la bontà d’animo dell’anatra, che a un certo punto, di rientro dallo stagno, propone all’infreddolita compagna Morte di scaldarla con le sue piume. Fuori da ogni visione prettamente cattolica, inoltre, è il resoconto che l’anatra fa delle riflessioni con le altre compagne anatre sulla morte e sull’aldilà: racconta infatti alla Morte di aver sentito che, quando si passa ad altra vita, si diventa angeli o, secondo un’altra versione, che, se non ci si comporta da brave anatre in vita, poi si finisce arrostite all’inferno. «È sorprendente ciò che vi raccontate voi anatre», esclama la Morte, che, nel finale, trova l’anatra che giace immobile: le liscia, allora, le piume e la porta al fiume. Le dà una leggera spinta sull’acqua, dopo averle messo un tulipano sul petto. La segue con lo sguardo e, quando la perde di vista, si rattrista: «Così è la vita». Il tema della morte risulta, così, alleggerito: la società contemporanea sembra essere in continua evoluzione rispetto a tematiche così importanti. Il terzo ed ultimo libro su cui vorrei focalizzare l’attenzione è un volumetto francese, snello, ma di grande poesia, "La carezza della farfalla" di Christian Voltz, edito da Arka: l’ambientazione è l’orto della casa del nonno, dove si ritrovano il vecchietto e il nipote a parlare dei ravanelli. Il nonno vorrebbe piantare un ciliegio. Sopra di loro, una meravigliosa farfalla. Il bimbo, a un certo punto, chiede al nonno: «Dov’è la nonna?». Alcuni dicono che sia sotto terra, dove vivono i lombrichi, i vermi e le talpe. Il nonno, però, inorridisce: «Ma se le facevano schifo quegli animali!». Altri affermano che sia sulle nuvole. «Ma se pesava 85 chili!» esclama ancora il nonno. Nel finale, con tutta la drammaticità che sempre accompagna il gesto di voltare pagina, viene inserita, evidentissima dal punto di vista stilistico-cromatico, la figura di una donna in violetto, su cui si posa una farfalla, la stessa che sorvolava l’orto nella parte iniziale del racconto. È la nonna questa donna? Il bambino lo intuisce subito. Ma la sua presenza-non presenza è sfocata: coincide con la presenza che popola i nostri ricordi, con la presenza che facciamo rivivere attraverso i ricordi. «Ah piccolo mio – si rattrista il nonno, ma con un piglio di orgoglio per la sua donna –, tua nonna era la più in gamba tra le donne!». I tre esempi citati vanno ad evidenziare alcune significative introspezioni personali sul rapporto con la morte, indissolubilmente legate al contesto e al background culturale.

 

M. P.: Parliamo ora di un altro tipo di contesto, quello che lega indissolubilmente la componente iconica all’elemento verbale propriamente detto: cosa ci puoi dire a riguardo, anche e soprattutto in funzione di un’operazione opposta, vale a dire la decontestualizzazione che del messaggio verbo-visivo viene fatta in certi ambiti? Mi riferisco, essenzialmente, alla polemica scaturita intorno ai libri ritenuti “gender oriented”: nella lista nera dei 49 titoli banditi dalle scuole della Laguna dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, figura, infatti, anche il tuo libro In famiglia, inizialmente inserito in un percorso educativo contro la discriminazione da un’équipe di psicologi e pedagogisti proprio in quegli istituti scolastici...

 

S. N.: Nell’ambito dell’arte contemporanea, molte sono le opere finalizzate a suscitare scalpore, stupore, a stimolare il senso critico del fruitore. Penso ad esempio alle opere di Maurizio Cattelan e, nello specifico, al celebre caso dei manichini di bambini impiccati alla quercia di piazza XXIV maggio, a Milano, che ha scatenato la stampa, e che ha incassato, come scrive Repubblica, «i complimenti un poco spaesati del sindaco Albertini», che lo ha giudicato un bell’esempio di cultura anticonformista che avrebbe – come in effetti è stato – fatto discutere. Per Cattelan si trattava di restituire i luoghi della città, enfatizzandoli. Come lui, molti artisti contemporanei si fanno demiurghi di opere meta-narrative rispetto alle quali l’interpretazione del ricettore, filtrata con la sua sensibilità e il suo bagaglio culturale, è indispensabile per il completamento di senso dell’opera stessa. Nel caso del libro illustrato, l’autore, anche dietro certi consigli del direttore della casa editrice, cerca di orientare la storia, pur lasciando che il lettore rielabori la storia personalmente, grazie ad una chiara concomitanza degli elementi. Rispetto al mio volume, "In famiglia", edito da Fatatrac nel 2011 nella collana Albi d’autore, e rispetto alla polemica che lo ha visto protagonista, insieme agli altri 48 titoli finiti all’indice del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, mi sembra opportuno sottolineare che un bambino («Cos’ha questo libro che non va?», si chiede a più riprese il piccolo e accanito lettore) abbia postato sulla piattaforma di youtube un video in cui difende il libro (questo, il link: https://www.youtube.com/watch?v=rJVfTs5XeMA), lui, che rispetto alla tavola incriminata dei cavallucci marini, difende la possibilità di avere due mamme e due papà, facendo parte di una famiglia allargata, in quanto i genitori hanno, rispettivamente, un altro compagno ed un’altra compagna. Filtrando, dunque, con la propria sensibilità e la propria esperienza, la ricostruzione scientifica di un determinato nucleo familiare animale. Stupisce che il sindaco di Venezia Brugnaro, che proibisce e ritira dalle scuole della Laguna ben 49 libri accusati di affrontare tematiche gender, non abbia preso, forse, neanche uno di questi volumi in mano, dando un giudizio rispetto a questa tipologia testuale, che orienterebbe i giovani lettori verso temi sconvenienti. Ma, se si prende in considerazione il livello comunicativo di opere come "Piccolo blu e piccolo giallo" di Leo Lionni o come "Il segreto di Lu" di Mario Ramos, anch’essi messi all’indice dei libri proibiti, e, soprattutto, del circuito comunicativo che vanno a innescare, ci si rende conto di come il messaggio veicolato sia aperto, suscettibile di interpretazioni diverse, condivisibile negli ambiti più ampi dell’orientamento culturale, sociale, e anche politico. Giustamente sottolineerei il potere del contesto e, per contro, quello della decontestualizzazione del messaggio: rispetto a questa tipologia di testo, bisogna stare attenti a esaminarne tutte le componenti, perché quando si legge un testo privato della componente iconografica, si legge un testo non veritiero, rispetto al circuito comunicativo, messo in moto, appunto, dal binomio testo-immagine. Questi libri non propongono alcun tipo di orientamento: è il lettore in prima persona ad arrivare a chiudere il circuito comunicativo di un’opera legata all’editoria illustrata che vuol essere “aperta”, così come la intendeva Eco. Il contesto sociale, dunque, è più che mai una cartina tornasole. Negli U.S.A., ad esempio, sono anni che vengono pubblicate storie metaforiche che raccontano in modo diretto le nuove famiglie, con personaggi animali, e tenendo conto delle prerogative, anche scientifiche, che sono legate alla natura dello stesso animale. Nel mio, come nei casi di altri autori, il testo è volutamente asciutto. Non impone nulla. Una ragazza madre mi ha confessato di aver letto e riletto il mio libro sulla famiglia, con la figlioletta. Piace loro il finale, che, con riferimento alle puzzole e agli orsi, recita così: «In famiglia ogni tanto si litiga. Ma il più delle volte ci si abbraccia». E, credo, siano proprio quelle dell’amore e dell’affetto, le sfere che debbono emergere.

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