Fotografia

Paesaggi, Astronavi e altre Meraviglie

di A.R.

Landschaften, Raumschiffe und andere Wunder/Berlin  -  Paesaggi, astronavi e altre meraviglie/Berlino

“Paesaggi, astronavi e altre meraviglie/Berlino”, un titolo che definisce i luoghi di ricerca e di studio, descrive immagini reali e fantastiche, tanto stravaganti quanto vere, e intravede meraviglie, quelle che l’immaginazione vuole disegnare e vuole ritrovare nei meandri della memoria.

Betty Zanelli lavora ormai da quattro anni ad un  in progress, complesso per costruzione e per risultati, per ciò che riflette e per quel che lascia emergere, un lungo cammino di ricerca (in questo caso) attuato a Berlino, città che ama ed in cui svolge le sue residenze artistiche, una parte dei suoi studi, delle sue sperimentazioni formali e concettuali.

Questa mostra è stata realizzata all’Istituto di Cultura Germanica, spazio che rappresenta in qualche modo la continuità di questo percorso: essere qui – a Bologna -, e altrove – a Berlino -, respirare un’atmosfera differente e ritrovarla ora per immagini.

Un diario continuo di foto raccolte nello Spreepark, ex Kulturpark di Berlino (Est), percorso e guardato in ogni suo dettaglio,  in ogni possibile angolazione, dove le grandi e piccole giostre abbandonate e le strutture sopravissute assumono un aspetto inquietante e irreale allo stesso tempo, dove anche la natura e il cielo ricoprono un ruolo importante.

E così il colore e il bianco e nero delle stampe e delle polaroid, le tonalità delle virate dal sapore anticato, sono tutti tasselli che descrivono l’evoluzione stilistica di questo lavoro: dato dopo dato si aggiungono particolari, mondati da ogni superficialità e da ogni eccesso, si scoprono inquadrature e proporzioni nuove, si scoprono le valenze dei pieni e dei vuoti, delle assenze, dei colori, delle luci.

Un elemento di grande impatto visivo ed indubbio sentimento sensibile, la grande ruota panoramica che ancora gira, mossa dal vento, emettendo il suono stridente di una nota musicale, suggestiona l’azione sonora che accompagna la mostra, ed il video diventa una presenza essenziale e necessaria, un accompagnamento al viaggio evocativo ed emozionale di queste opere. Le performance di Marco Visconti Prasca, sono interventi, improvvisazioni dinamiche studiate dal musicista per aggiungere voce all’immagine, atmosfera all’esposizione.

I paesaggi non appaiono né tristi né malinconici, seppur avvolti da una limpida solitudine, fermi in una bolla atemporale, in un tempo indefinibile e diverso, dove anche le nuvole in cielo sono parte di questa sospensione; un tempo scandito dalle sensazioni, dalla memoria e dalle nostre percezioni, avvolto in un silenzio che solo la musica performativa riesce a frammentare.

Altri elementi nuovi della ricerca di Betty Zanelli sono le “astronavi”, traduzione fantasiosa e irreale di quelle grandi architetture dimesse, quasi fatiscenti, fotografate così magistralmente da essere traslate nei loro dettagli più “astrali”, e la memoria ritorna a noi con gli stessi occhi grandi e sgranati di un bambino che cerca e scopre qualcosa di nuovo, magico e avvincente.

Un ulteriore dettaglio, la formalizzazione concreta delle opere: di anno in anno si modifica, si evolve, la sperimentazione passa dalla polaroid, alla stampa su tela a quella su carta fotografica, agli spessori o addirittura all’assenza dei supporti, come anche alla ricerca di “oggetti della memoria”, piccoli e grandi giochi, trovati, cercati, raccolti, ricchi di ricordi.

Mi piace cogliere in questa figurazione, tra i chiaroscuri delle immagini e le sfumature cromatiche delle sue opere, in queste fotografie emozionali, tutti i rimandi narrativi, letterari e filmici, tutta la poetica divertita, semplice ed assoluta che appartiene alla storia e alla cultura dell’artista e ad una particolare dedica all’infanzia, quest’istante della vita in cui tutto è un’esperienza nuova, e tutto è grande e vero, ma anche dove il tempo e le aspettative sono spesso negate.

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