WHAT REMAINS/COSA RIMANE

di Anna Rubbini


What remains/Cosa rimane, questo il titolo della mostra allestita all’interno della ex Chiesa di San Mattia in via Sant’Isaia a Bologna ed inaugurata il 10 giugno scorso, su progetto del duo di artisti, l’italiana Giovanna Caimmi e il fiammingo Patrick Ceyssens, connessi da un duraturo sodalizio creativo e intellettuale e dalla comune appartenenza al gruppo di ricerca FRAME RESEARCH GROUP, promosso da PXL Mad University di Hasselt in Belgio, che ha come obiettivo l’indagine sulle possibilità espressive dell’immagine attraverso la combinazione di arti visive, architettura, filosofia e letteratura.

Entrando in questo spazio così affascinante, dall’impronta mistica e solenne, che la perduta sacralità non ha diminuito, ci si trova immersi in uno scenario che suscita due emozioni contrastanti, tra il sacrilegio e la magnificenza del luogo, portando gli spettatori a realizzare quanto possa essere stato potente e sacrosanto il suo passato, e passo dopo passo, avanzando nella sua unica navata, quanta altrettanto solenne e maestosa sia la sua attuale prestanza.

Le opere dei due artisti, infatti, sebbene presuppongano punti di partenza differenti, la visione onirica l’una e la reminescenza l’altro, è un connubio eccellente di alternanza e dialogo che rendono il confronto interessante e originale.

Ciò che rimane è una domanda che sorge spontanea all’ingresso in questa chiesa tanto maestosa eppure spoglia, restituita dal lontano passato, attraverso un’essenziale ed efficace riqualificazione, ad una futura designazione e a un’immagine dai molteplici rimandi e ibride e libere interpretazioni del loro significato.

Le prime opere esposte, a confrontarsi anche con la grandiosità del monumento storico che le accoglie, sono di Ceyssens; si svelano nella penombra, volutamente esposte con una soffusa e flebile illuminazione, invitando gli occhi dell’osservatore ad adattarsi ad un “oltre il primo sguardo”, nel tentativo di comprendere l’immagine che sovviene stratificata alla sua completezza. Il soggetto e i suoi rimandi lentamente si svelano, sempre più nitidi, tra le trasparenze delle superfici delle opere e tutto ciò che si scorge dietro.

Il ricordo è infatti la misura che dà il parametro della rappresentazione dell’artista, esso è composto e ricomposto nella mente per “frame” di memoria, dunque l’impressione come reminescenza e rievocazione del passato, che egli traduce attraverso una tecnica optical svincolando la visione da una lettura univoca, bensì individuale e futuristica dell’opera.

Giovanna Caimmi prosegue l’esposizione dopo le quattro grandi tele del fiammingo Ceyssens, appropriandosi di spazi maggiormente luminosi, occupando maestosamente, come una pala vera e propria, la visione sull’altare centrale. Un colpo d’occhio scenografico di grande efficacia che rende spettacolarità all’allestimento.

Una finta esecrazione l’immagine demoniaca e tridimensionale del suo RE del MONDO, perché la matrice delle sue opere è il sogno, la parte onirica della mente che rimanda figurazioni talvolta avulse dalla intensità dei sentimenti e dalla socialità dell’animo. Accanto al sogno l’ispirazione filosofica e letteraria di questa colta artista, sono intellegibili nelle dimensioni maestose delle sue opere e nella ricerca per superfici, carte, inchiostri e colori; per materia e sovrapposizioni, per tonalità e impressioni che non abbisognano di cromie audaci e teatrali per catturare e trattenere lo sguardo e l’interesse ad approfondire la scoperta dell’opera.

Un’ipnosi ed un’impressione vibrante osservare che la rappresentazione rimbalza tra l’etereo e il tridimensionale, incuriosendo alla modulazione vicina e lontana del punto di vista dello spettatore, ogni volta stupendoci per la molteplicità dei richiami e il piacere dell’opera e dell’armonico equilibrio che suscita. La sensibilità del disegno e l’uso indulgente del colore, in una commistione che sovrappone ispirazioni remote, riferimenti filosofici e sapiente padronanza dell’immagine, Giovanna Caimmi riesce a carpire con un intricato gioco di impressioni e rievocazioni tutta l’attenzione circostante.


11 Giugno 2022, Anna Rubbini