L’edizione numero quarantanove di Arte Fiera, quella del 2026, ha iniziato un nuovo ciclo vitale della manifestazione: inizia il mandato di Davide Ferri come direttore artistico - prima curatore della sezione Pittura XXI - , che porta con sé una missione chiara a partire subito dal titolo. “Cosa sarà” non voleva essere una domanda aperta, ma una dichiarazione di intenti di muoversi verso il futuro con passo certo. La missione è stata ben recepita dal pubblico e dai partecipanti: sono stati cinquantamila i visitatori che hanno varcato le porte della fiera per vedere le nuove proposte di duecento - e uno - espositori, ben trenta più dell’edizione 2025, sintomo non solo di voglia di novità, ma che di potenziale per l’ecosistema arte ce n'è eccome.
Ho visitato la fiera il sabato mattina, giorno e ora che avevo previsto come inevitabilmente affollato ma per niente caotico: nonostante i visitatori, nei padiglioni si respirava a pieni polmoni complici le grandi finestre, la luce naturale esterna e le prime giornate di sole che a Bologna non si vedevano da un bel po’. Se durante la mia prima esperienza - da neofita - qualche anno fa a sorprendermi fu l’aspetto di vetrina commerciale della manifestazione questa volta, forte di quella consapevolezza, a colpirmi positivamente è stato il carattere democratico della fruibilità e dell’esperienza: rimane saldo il principio fieristico dell’organizzazione, ma ho notato sulla mia pelle e negli sguardi degli altri visitatori la facilità con cui si può interagire con le opere e lo spazio. Una passeggiata “casual” tra gli stand degli espositori delle gallerie era più che possibile, sostenuta anche dall’assenza di pannelli “museali” su opere e artisti - presenti ed esaustive quelle di “contesto” delle varie sezioni - . Se da un lato quindi mancava il chi, cosa e come delle opere, dall’altro non c’era nulla che impegnasse - o nel peggiore dei casi annoiasse - i visitatori a letture specifiche, portandolo inevitabilmente ad assumere quella modalità di osservazione impegnata, lasciando quindi solo un’esperienza immediata con la bellezza.
Arte Fiera divide la totalità delle sue proposte in due grandi padiglioni, uno dedicato alle gallerie che propongono un programma di mostre più “storico” composto da artisti e lavori prodotti nel secolo scorso, mentre l’altro si concentra maggiormente sulle proposte e le tendenze dell’arte dei giorni nostri. È forse proprio in quest’ultima che, con un rapporto causa-effetto quasi invisibile agli occhi, brilla la traduzione più concreta dell’edizione del Cosa sarà. La macro-sezione risulta completa, dinamica e ben apprezzabile, una valida “alternativa” per un mercato dell’arte inevitabilmente composto dalle proposte più consolidate e “certe” di artisti storicizzati o più conosciuti. Ritorna importante il tema della vetrina, che sia essa strategica per l’economia e le tendenze dell’arte o per visitatori e spettatori, testimoni di traiettorie ancora in formazione. In questo senso la sezione appare in armonia con la rotta scelta da Davide Ferri, consolidare l’universo dell’arte già esistente ma provando a interrogarsi su cosa potrebbe accadere nei prossimi anni.
Diversa è stata l’impressione lasciata dalla sezione “Multipli”, dedicata alle opere pensate per esistere in più esemplari e in cui la moltiplicazione è parte integrante dell’atto creativo. Era la sezione che mi incuriosiva di più della fiera, attirato dall’idea della “serie” e del legame tra prodotto e opera, ma l’impressione è stata ambivalente: la tipologia di oggetti esposti tra libri, stampe, oggetti e immagini sono sicuramente corretti con ciò che la sezione dichiarava di voler presentare, tuttavia l’ho trovata poco incisiva ad un primo impatto: ragionandoci a freddo, quello che non raggiungeva in intensità visiva, la sezione Multipli recuperava proprio nell’anima del collezionismo d’arte, in questo caso concentrato ad esempio su cataloghi e altri media affini. È stata dunque rispettata la volontà di un collezionismo allargato - e sicuramente più accessibile - dell’arte che passa attraverso la riproduzione e l’editoria, forse solo non pareggiata dalla sua forza estetica che diluiva l’impatto estetico della sezione.
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