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PRESTIGIOSA FESTA DI COMPLEANNO A VENEZIA

di Anna Rubbini



E’ sentito come un omaggio doveroso per un veneziano parlare della sua città, così bella eppure oggi fragile e disarmata come non mai, e le sue parole non possono che essere di accorata nostalgia e rammarico per la sua perduta vitalità. Sì perché i veneziani ‘brontolano’ … troppa gente, poca gente, ma la tristezza del vuoto obbligato non piace a nessuno, l’eco del silenzio camminando in una piazza San Marco deserta a mezzogiorno e l’acqua piatta nei canali dove non gira neanche una gondola non è certo quello che i cittadini i avrebbero neanche lontanamente immaginato di vivere . Dunque di una Venezia che lentamente, molto lentamente, ricomincia ad emergere dalla chiusura dovuta alla pandemia, voglio parlarne per un evento che sento e spero di buon auspicio per ravvivare il pensiero dei suoi estimatori, ovvero la riapertura dello storico, unico e incomparabile Caffè Florian, che quest’anno celebra il tricentenario della sua nascita. Un’età considerevole ma ben portata, considerando i trascorsi dell’ “Acqua granda”, l’acqua alta che con l’ 11 novembre scorso – contando quella del lontano 1966 - sono diventati due colossali disastri; e ancor più con l’ultima stangata, che l’ha di poco succeduta, dovuta al Covid 19. E dello storico Caffè ne voglio parlare perché, oltre a rappresentare un simbolo di antichi fasti e di internazionale socialità, è per la cittadinanza una fucina di idee e di fervore che ha dato alla luce eventi che hanno fatto di Venezia un luogo di sviluppo creativo, intellettuale e artistico dove si organizzano mostre, concerti, incontri letterari e che viene riconosciuto come polo culturale nella contemporaneità. Nelle sue antiche sale, lo ricordiamo, i personaggi dell’intellighenzia internazionale hanno inaugurato davanti all’ “acqua bollente e nera” (così veniva chiamato il liquido caffè, importato dai mercanti dalla Turchia) eventi epici, dall’esito talvolta drammatico come il moto rivoluzionario cittadino nella scia del fermento del ’48; ma anche di stimolo al suo grande accrescimento culturale e sociale. Dapprima in sole due stanze, “Alla Venezia Trionfante” aperto nel 1720 da Floriano Francesconi, che gli abitudinari avventori hanno presto ribattezzato “Al Florian”, questo luogo di grande alchimia non ha mai visto un giorno di chiusura, se non proprio per le restrizioni inaffrontabili specie per un locale pubblico, degli ultimi due mesi, nemmeno durante le sue memorabili e congenite acque alte. Ricordo come ad ogni Biennale, particolarmente per quella d’Arte, l’appuntamento certo nel ritorno in città era poter ritrovare amici, artisti e operatori del settore, seduti ai tavoli e alla sera rimanere lì a bere e chiacchierare fino a notte fonda, fino ad oltre che l’orchestra aveva ormai smesso di suonare; fino a che i turisti stanchi di girare, se ne tornavano ai loro alloggi lasciando l’ enorme piazza a pochi fortunati. L’incanto provato ogni volta per la sua magnificenza, sentendosi parte di qualcosa di straordinario solo per l’aura lasciata sui suoi divani e le sue pareti dalle personalità che ci sono passate ed hanno fruito della stessa atmosfera, solo pochi luoghi la sanno ispirare. In questo caffè, dove Gaspare Gozzi ha iniziato a distribuire la prima “Gazzetta veneta” nel lontano 1760, il giornale oggi più letto in Veneto e noto come “Il Gazzettino”, ma che è stato frequentato anche da Giacomo Casanova, da Carlo Goldoni, dove si è ispirato per l’opera la “Bottega del caffè”; da Gabriele D’Annunzio, Ugo Foscolo, George Byron, Ernest Hemingway e da innumerevoli esponenti della politica e del cinema, che si sono fatti facilmente immortalare dai fotografi durante le partecipazioni alla famosa Mostra del Lido o durante le pause di lavorazione dei film girati in città, e qui i nomi potrebbero essere infiniti. Ma è il luogo dove, lo ricordiamo, è nato un evento che spesso abbiamo documentato e che rappresenta un altro simbolo della città nel mondo, la “Biennale d’Arte”: nella Sala del Senato nel 1895, da un’idea dell’allora sindaco Riccardo Selvatico, che conosciamo forse più come poeta, con amici artisti e letterati idearono quella che è diventato un appuntamento che ancora oggi, pur nell’attuale rinvio al 2022, viene considerato di grande interesse internazionale e immancabile partecipazione. Un settore, quello dell’Arte, che da allora ha favorito e accresciuto l’immagine della città, a cui si è affiancata successivamente, sfalsata di un anno, la Biennale Architettura, rinsaldando un legame con quest’ambito intenso e continuo, proprio usufruendo dell’ospitalità del Florian, che ogni anno si presta ad essere reinventato in prospettiva contemporanea con allestimenti ed installazioni che rientrano nel circuito degli eventi collaterali della Biennale. Due gli eventi che Il Caffè sponsorizza nel tempo, associati alle due diverse Biennali: “Temporanea – Le realtà possibili del Caffè Florian” in coincidenza alla Biennale Arte; “Unica - Un’opera d’arte contemporanea al Caffè Florian”, promossa in concomitanza alla Biennale Architettura. Tra i più noti esponenti che qui si sono cimentati, ricordiamo Mimmo Rotella nel 1990 che realizzò diciannove decollages con sovrapitture direttamente in loco, allestendo tutte le sale del Caffè, inclusi i soffitti, e realizzando l’unica scultura della sua produzione, diventata manifesto del suo genere, assemblando con materiale plastico alcuni manifesti accartocciati e poi disposti in una teca. Per più volte Fabrizio Plessi, oramai naturalizzato veneziano: nel 1993 con l’esposizione Cristalli liquidi, nel 2001 con Movimenti dell’anima, e infine, nella ricorrenza dei 290 anni del Caffè Florian con la produzione di sei installazioni, una per sala, una mega video proiezione nella Piazza con ospite l’amico artista Sergio Pausig, a cui si accompagnò un intervento teatrale dall’attore Silvio Orlando per commemorare l’evento. Ma tanti altri oramai noti come Judi Harvest, Botto&Bruno, Marco Tirelli, Omar Galliani, Qui Zhijie… L’antico Caffè Florian continua a far parlare di sé e noi speriamo che, come la città che lo accoglie e che ha dovuto rimettersi “a norma” per superare questo funesto periodo, torni ad avere presto la considerazione ed il successo che merita ricominciando a rivedere seduti ai suoi tavoli “foresti” - perché così sono chiamati in veneziano quelli che vengono da fuori città - d’ogni provenienza, più o meno famosi ora poco importa, purché ci accompagnino nella sensazione di ritorno alla normalità di cui tanto abbiamo bisogno. Questo, sì, sarebbe davvero un bel compleanno! ​ 13 Giugno 2020



Foto: Agostino Bonaventura

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