INAUGURAZIONE A BOLOGNA DELLA PIAZZA DEDICATA A LUCIO DALLA.

di Anna Rubbini


Anche noi di AARTIC il 9 luglio abbiamo voluto rendere omaggio ad un grande artista, forse il più grande cantautore degli ultimi 50 anni di storia della musica del nostro Paese, che ormai dieci anni fa abbiamo tristemente perso per inaspettata fatalità, al quale finalmente è stata dedicata una piazza nella sua città natale.

Ci sono voluti dieci anni per avere a Bologna una piazza intitolata a Dalla, quando alla coetanea Raffaella Carrà è bastato un mese per avere una strada nella Spagna che tanto l’amava, ma non è questo che mi lascia perplessa.

Abbiamo voluto vedere anche noi il giorno dell’inaugurazione il luogo prescelto e non può che dirsi pregevole l’opera di recupero di un quartiere che storicamente si è determinato per la sua identità popolare, operaista e multietnica, anti borghese ed anti sistema; una parte considerata di serie B in città ma che è vitale e fervente, non meno bello per edifici, zone verdi e attività commerciali anche tipiche e distintive delle eccellenze del territorio, di altre zone periferiche.

Eppure, non ci è sembrato vero che il nobile intento di onorare la memoria di un grande cittadino possa essere parso anche solamente associabile ad un luogo tanto cacofonico con la figura di Lucio. Lo stesso colpo al cuore, vedendo la nuova piazza Lucio Dalla lo provai quando appresi della sua scomparsa.

Ricordo di avere saputo della sua morte da una telefonata di mia sorella, e subito dissi: hai avvisato Paolo? (Pagani, ex marito ed amico di Alice nonché figlio di Vito della famosa trattoria della Cirenaica dove Lucio era di casa ndr). Ora che anche l’amico Paolo non c’è più, non possiamo avere un riscontro a quanto sto per dire, se non la considerazione che entrambi, non abbiano ricevuto degno riconoscimento.

Tornando a vivere a Bologna dopo anni, sembra impossibile girare per il centro e non incontrarlo, pensare che non c’è più è un assurdo, Bologna non è più lei, specialmente quando si passa sotto il suo studio e diffondono le note delle sue canzoni, la pelle d’oca è inevitabile …

Considerare che a DALLA è stata assegnata una targa sotto la tettoia Nervi, pur nel nobile intento di far rifiorire il quartiere, di dare un grande spazio a eventi e momenti di aggregazione, come può essere stata la partecipazione ai suoi concerti, comunque a noi appare uno scempio.



La prima piazza in Italia a lui dedicata secondo noi doveva rispecchiare di più la sua personalità, avrebbe dovuto essere come la sua famosa canzone, “PIAZZA GRANDE” – scritta da Gianfranco Baldazzi, Sergio Bardotti e Ron - che tra le altre parole cito:


...A modo mio quel che sono l'ho voluto io


Lenzuola bianche per coprirci non ne ho Sotto le stelle in Piazza Grande

E se la vita non ha sogni IO li ho e te li do

E se non ci sarà più gente come ME Voglio morire in Piazza Grande

Tra i gatti che non han padrone come me attorno a me.



Parole che interpreto come quelle di un uomo fuori dal comune, ma che tuttavia lascia in noi un ricordo solenne, straordinario, lui che passeggiava veloce verso Piazza De’ Celestini, dove c’èra il suo studio ora diventato museo, dove ha provato e creato tanti capolavori, condividendoli con il suo pubblico che negli anni è diventato nazionale ed internazionale.

Lucio Dalla, autore di molte canzoni diventate parte della nostra storia della musica leggera, riuscì a scrivere, tra le altre forse più famose, SIAMO DEI, che terminava così:


...E poi, all'eterno ci ho già pensato è eterno anche un minuto, ogni bacio ricevuto Dalla gente che ho amato.


Se Piazza Maggiore sarebbe quasi blasfemo, essendo la piazza simbolo del centro della città, con Piazza Cavour, che per molti ne è il cuore, almeno una luogo da lui quotidianamente percorso, come potrebbe essere stata Piazza Dé Clestini, o la prospiciente Piazza Minghetti, rinominate come ex, nulla avrebbe tolto al folclore della città e alla sua importanza storica e urbanistica.

Il primo pensiero rispetto alla scelta dello spazio nel quartiere della Bolognina, a maggior ragione vedendolo personalmente, è che Lucio si sarebbe rivoltato nella tomba, o forse sarebbe scappato, forse tornato a Napoli con Eugenio Bennato dopo il suo concerto, il primo della programmazione di quattro mesi, sino a ottobre, che il Comune ha previsto dalle ore 21 del giorno dell’inaugurazione per rivitalizzare la zona che sorge alle spalle della stazione ferroviaria.

Spero altresì di essere smentita; spero davvero che le parole di Gianni Morandi presente all'inaugurazione della piazza dedicata all'amico si rivelino giuste, che Lucio ne sarebbe stato contento e ci avrebbe fatto uno spettacolo, come potrebbe succedere nel prossimo futuro anche a lui. Mi auguro di cuore che la nuova piazza coperta, animata dal festival “DIMONDI” risponda onorevolmente agli obiettivi del progetto speciale della municipalità, che gode del sostegno del Ministero della Cultura per le Città metropolitane e che mira a sostenere progetti di arti performative in aree periferiche, con ricadute in termini di inclusione sociale, riequilibrio territoriale e tutela occupazione, con particolare riferimento ai giovani.

Ai giovani, alle persone di tutte le generazioni che hanno amato come noi la musica di Lucio Dalla, spero che nonostante difficoltà e preoccupazioni, la vita riservi sempre un’occasione di imparare e sognare, in grande e con acuta intelligenza, come lui.

Perché Lucio non era solo un musicista, era un protagonista dotato di grande talento e una vasta preparazione, di una sempre accesa curiosità, un artista che ha avuto la caparbietà, oltre che la capacità, di diventare un emblema della nostra cultura musicale e artistica nel mondo.

Ciao Lucio.


10 luglio 2022, Anna Rubbini