Francesca Arneri - La vera storia di un’opera monumentale “Giordano Bruno Guarda in alto”

Renzogallo per il MAPO di Arena Po


Renzogallo è uno dei rari artisti che opera in stretta connessione con l’ambiente, stabilendo con esso un rapporto di intrinseca relazione e, al tempo stesso, cogliendone quelle energie - visibili solo agli occhi dell’autore - che ispirano il suo percorso linguistico.

“Ispirazione”, sembrerebbe un termine antico ma, il momento in cui l’artista ha l’idea non è l’inizio del viaggio creativo, bensì la maturazione dello stato di riflessione e immaginazione che è lievitato molto tempo prima. L’ispirazione, quindi, non ha a che fare con una sorta di “lampo di genio”, piuttosto con un lavoro di continua elaborazione del pensiero che ognuno compie prima di arrivare all’opera; pertanto il termine “ispirazione” non ha tempo, è antico così come è contemporaneo.

Renzogallo però, non solo si relaziona all’ambiente ma spesso trae da esso gli strumenti del suo operare; artista ma anche urbanista, architetto ma anche fisico, ingegnere, artigiano che spazia fra i materiali e le tecnologie che si rendono di volta in volta necessarie.

Gaetano Grillo, artista di origine pugliese e indole mediterranea, trapiantato a Milano da lunghissimo tempo, si era interessato al lavoro di Renzogallo tramite il comune amico Hidetoshi Nagasawa, che con Lui condivideva la poetica dei materiali, dello spazio e dei rapporti fra peso, leggerezza, equilibrio, e molte altre cose. Grillo da qualche anno sta realizzando una sorta di museo ambientale nel borgo di Arena Po, sulle rive del fiume, il MAPO, un progetto che in pochi anni si sta consolidando con la presenza di grandi opere di artisti di fama nazionale e internazionale. Ne consegue il suo invito a Renzogallo a visitare il borgo e l’ambiente naturale che lo circonda ed a soggiornare qualche giorno presso il suo casolare “Casadartista”, per capire se il luogo potesse essere congeniale con una sua opera.

Così è stato, e fra i due artisti, fra Roma, Milano ed Arena Po, si è stabilito un dialogo - purtroppo in parte interrotto dalla pandemia - che piano piano si è sintetizzato nel disegno di una forma verticale, a compensazione dell’andamento orizzontale del grande fiume che scorre incessantemente. Renzogallo ha pensato ad un fascio di rette e segmenti che dovevano generare un’energia scoppiettante di frammenti di spazio. Grillo ha trovato il supporto di un abile fabbro e la possibilità di lavorare in un immenso capannone dotato di ogni attrezzatura per lavorare i metalli.

Così ha preso forma un’opera monumentale, alta circa sei metri, che svetta nel cielo, tracciando, o meglio, “graffiando” lo spazio con tantissime rette e segmenti di ferro smaltato, posata nel bellissimo “Percorso museale dell’Arte” nella via chiamata Via Palaria, dal 27 giugno scorso. Oggi che possiamo vederla concretamente, ci accorgiamo che il destino ha realizzato un incontro inconscio con la stessa identità di quel luogo dove anticamente venivano assemblati in verticale i fasci di legno che il fiume trasportava con l’acqua, e l’uomo levigava e utilizzava per i vigneti delle colline lì prospicienti. I fasci di legno sono stati sostituiti dai fasci di ferro della grande scultura. Probabilmente però, più che una precisa volontà dell’artista si è trattato di una felice coincidenza; di quelle coincidenze che fanno dell’arte un’avventura incredibile.

La forza dell’opera di Renzogallo, contrariamente a quanto si può pensare, non è tanto nella pur palese razionalità che domina la fase progettuale, quanto nella folle utopia che germina fra le sue mani sapienti, andando oltre tutte le fasi di controllo dei procedimenti attuativi che lui preferisce delegare con molta cautela.

Questa è la storia dell’incontro fra Renzogallo e Arena Po, una storia che ho vissuto anch’io, avendo partecipato a quel soggiorno dell’artista sulla riva del Po, che non si smentisce e come sempre genera fertilità attraverso il limo che deposita sull’argine. Renzogallo e sua moglie Dea, hanno ormai posato un nuovo seme su un territorio generoso nei confronti della natura ma ora anche della cultura e dell’arte.


Fancesca Arneri, 15 luglio 2021