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BETTY ZANELLI - PASSAGGI/

  • Immagine del redattore: Alice Rubbini
    Alice Rubbini
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

di Alice Rubbini











Übergänge/passaggi, soglie invisibili che attraversiamo, qualche volta senza accorgercene, a volte ineluttabilmente travolti, esperienza dopo esperienza, che sia viaggio, sentimento o progetto, che sia vita, un passo dopo l’altro, ognuno con la propria anima. Succedono, passaggi lenti e senza fretta, come invece passaggi inattesi, che arrivano all’improvviso e sconvolgono tutto. Passaggi o accadimenti? Dov’è la differenza? Cosa abbiamo fatto accadere e cosa abbiamo fatto passare? Con consapevolezza o meno, dobbiamo tenere e dobbiamo lasciare, dobbiamo scegliere se e quale passaggio, il nostro passaggio, ci ha lasciato, e lascerà, un segno. Perdita o scoperta, dolore o gioia, è una parte dell’esistenza che decidiamo diventi percorso, il sentiero nascosto o la strada maestra, la soglia da oltrepassare. C’è spazio per molto, per le consuetudini e per le novità, e a volte ci troviamo da un lato o dall’altro, e a volte nel mezzo.

L’incertezza e la curiosità fanno parte del cammino, della crescita individuale. Il nostro progresso passa da questo principio, la somma delle abitudini, il carico delle cose belle, ma anche di quelle apparentemente inutili, di ciò che ci ha entusiasmato o dispiaciuto: sono la nostra direzione, il viaggio nel viaggio, la presenza nella percorrenza. Non si possono scindere l’una dall’altra, si possono però raccontare, possiamo dargli una forma che sarà sempre soltanto nostra, scritta, verbale o figurata che sia. Ed anche questo passaggio tra noi e l’altro, sarà il dono di un’emozione, l’evoluzione della coscienza.

Betty Zanelli, per questa particolare occasione, attua degli accordi compositivi d’immagini tratte dalle sue esperienze di viaggio e di vita, degli amalgami tra materia pittorica, fotografia, segni e disegni, ispirati dal testo -mai concluso- del filosofo Walter Benjamin, “Das Passagen-Werk”, dedicato appunto al “passaggio e al mutamento” sviluppato attraverso la coscienza del passato; un tuffo nell’archeologia della modernità come evoluzione culturale, che abbandona, ma non dimentica. L’artista qui si rivela, dunque, come quel passante curioso che osserva il circostante, le persone, le cose, consumista di immagini, tanto quanto offerente dell’autenticità della propria conoscenza.   

Questo suo ultimo lavoro è dunque un “calcolo ispirato”, la somma delle sue sperimentazioni visive, esercizi di memoria, di citazioni, di suggestioni emozionali. Appunti annotati, didascalie figurate, una ricostruzione per fotogrammi di un vissuto ritrovato. Oserei dire: perfetta traduzione contemporanea del testo citato. Il sentimento che unisce queste opere è, quindi, ancora una volta, il futuro della memoria, che riaffiora, mai uguale; è l’anima di un’immagine raccolta nel suo cammino personale, che si intreccia e si moltiplica tra i grovigli degli accadimenti della quotidianità, sempre unici, come lo sguardo di ciascuno di noi, figurazioni in divenire per evolversi in scoperta e racconto nuovo. Passaggi. Soglie, confini oltrepassati. Perché anche quelli che sembrano miraggi o digressioni hanno in sé un’indicazione, svelano le nostre barriere, come anche i nostri obiettivi, la direzione che vogliamo davvero seguire. Significa scegliere, andare avanti, fermarsi, o magari, perché no?, tornare indietro

Non importa se è Berlino o Kassel, se è New York o Monaco, Osaka o Amburgo, il passaggio è anche inteso come atto percettivo, le opere indicano un percorso tra livelli di lettura diversi, sono un libro aperto, elemento di percorrenza in cui non c’è una sola direzione, la fruizione è una parte attiva dell’evoluzione di significazione. Così come, a volte, passare è soltanto fermarsi un attimo e guardarsi intorno, rimanere lì ad osservare muoversi alberi, campi, case e città attraverso i vetri di un finestrino, non è per forza necessario, a volte capita. È un passaggio sottile quello tra noi e l’opera, sì, noi siamo parte integrante di questo transito, noi abbattiamo o innalziamo muri, noi scegliamo il filtro con cui vedere, o vivere, questo momento. Ogni interpretazione è un attraversamento personale, un dialogo intimo che cambia a seconda del tempo, degli eventi, delle emozioni.

Il tempo [che scorre inesorabile…] è tracciato da continue soglie, tecnologiche, sociali, politiche o personali che siano: l’artista riflette sull’obbligatorietà di permanere nell’instabilità, di distinguere l’importanza di ciò che non è ancora risolto, di ciò che non osserviamo o non vogliamo vedere. Il territorio è grande come il mondo, le sovrapposizioni che troviamo in queste opere sono una parte dell’attraversamento, del transito, in cui l’arte non figura come il cambiamento, bensì lo incarna. Il tempo, lo sfidiamo, lo perdiamo, lo rubiamo o lo regaliamo. A volte veloce e inafferrabile, a volte lento e inesorabile, a volte riesce anche a volare. Sempre uguale, un attimo dopo l’altro, sempre diverso per noi che siamo nati per cambiare. È che questo cambiare non sempre ci piace, non ci rispecchia. Non sempre ci riconosciamo in questa mutazione universale che avanza e talvolta arretra. Essenza dell’esistenza, porta aperta, o chiusa, sugli accadimenti.

Le porte sono un soggetto ricorrente nell’opera di Betty Zanelli, sin dagli inizi della sua carriera artistica. Sono nel mondo, nelle città, nei palazzi e nelle case; e non sono mai soltanto “porte”, custodiscono speranze quanto incertezze, entusiasmi quanto afflizioni, sono arrivi e partenze, sono casa e sono strada. Una porta chiusa trattiene il tempo, ma è anche protezione, è sicurezza e calore. Una socchiusa suggerisce, promette, inquieta, ed allo stesso tempo incuriosisce, gioca, attrae. Una porta aperta è già passaggio, ma anche esposizione, invito e pericolo. Dipende da quale lato siamo, dalle emozioni del momento, traccia il confine tra ciò che conosciamo e quello che dobbiamo affrontare. Una porta chiusa custodisce i nostri segreti, una aperta dimostra il nostro coraggio; la nostra esitazione o la nostra attrazione, la nostra memoria o il futuro, labili e certi entrambi. Le porte sono un limite, evidente o fittizio, simbolico quanto concreto. Sono la forma dell’idea, uno di quegli appunti detti prima, il riferimento prospettico dello sguardo e del concetto.

Ogni opera significa passaggio, attraversamento, è un messaggio in divenire, il transito di un pensiero, che è diventato un appunto segnato da qualche parte dell’immaginazione, che è mutato in espressione, tra tecnica e intuizione, che ci parla di confini da oltrepassare, con il desiderio di sapere, con attenzione e con passione. E noi? Siamo l’ultimo tassello, lì alla fine:  noi siamo la somma dei passaggi che abbiamo avuto il coraggio di attraversare.

 

3 Febbraio 2026, Alice Rubbini
















 






 





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