Cinema come rappresentazione – un bisogno d’immagine quotidiano

La cinematografia come forma di rappresentazione, si distingue tra le più fertili, stimolanti e popolari manifestazioni artistiche del nostro tempo: il cinema ci appartiene perché si insinua nelle nostre case e nella nostra mente, come una parte irrinunciabile della quotidianità.

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Recensione - Il professore e il pazzo

di Anna Rubbini

Mel Gibson e Sean Penn in una scena del film

Questo film è uscito nelle sale l’anno scorso, ed è un film che non avrei visto se non tra le comode mura domestiche in una serata di altri programmi inguardabili. Non che non fossi curiosa, ma già il titolo è per me poco attraente: “Il Professore e il pazzo”, The Professor and the Madman, in originale. La sceneggiatura è l’adattamento cinematografico del libro scritto da Simon Winchester del 1998 “L’assassino più colto del mondo”. Uno dei due protagonisti, Mel Gibson/il Professore/James Murray, ha lavorato lungamente al testo per il film, circa una quindicina d’anni, con l’intento, si narra, di curarne anche la regia, ma poi sostituito dal suo collaboratore Farhad Safinia, firmatosi con lo pseudonimo di  P.B. Shemran. E’ ambientato in Irlanda alla fine dell’800 e le riprese sono iniziate a Dublino nel 2016. Un film in costume, avvolto da luci cupe, che ci immergono nell’epoca e nei luoghi romanzati. L’altro protagonista è Sean Penn/il pazzo, e sono senz’altro la forte motivazione per cui avvicinarsi a questo film. Le loro interpretazioni sono ottime, a sottolineare ancora una volta la loro qualità di interpreti da oscar, anche se in questo caso con palesi alti e bassi, ma probabilmente la tematica non rende scorrevole la visione.

La storia di uno scozzese e un americano, un autodidatta di grande umanità e ambizione l’uno, e un uomo di cultura e di profonda sensibilità l’altro, molto più simili tra loro di quel che si possa immaginare e che non faranno fatica a comprendersi perché sarà la passione a tradurre la loro umanità.

Sean Penn/il Pazzo/William Chester Minor, è un medico che soffre di allucinazioni in seguito al suo trascorso servizio medico in guerra. L’immagine dell’uomo che dovette marchiare a fuoco per diserzione lo perseguita e scambia così un passante per il soldato, George Merret, inseguendolo ed uccidendolo. Per questo delitto sarà riconosciuto quale malato mentale e rinchiuso nel manicomio di Broadmoor.

L’intreccio della trama si svolge in alcune fasi parallelamente: il Professore viene incaricato dalla Oxford University di redigere l’Oxford Englisg Dictionary, con l’obiettivo di farne il più importante vocabolario della lingua inglese contenente ogni parola, spiegandone l’origine e la sua evoluzione, testimoniate da citazioni letterarie di supporto. Un lavoro mai svolto prima e destinato a rimanere un riferimento memorabile della prestigiosa università. Questa impresa è già iniziata da lunga data senza esiti positivi, la commissione abbraccia così l’idea innovativa di Murray di coinvolgere il popolo inglese attraverso l’appello di inviare una cartolina postale con una locuzione, facendo di lui il direttore del programma.

Nel mentre, la degenza di Minor nel manicomio riflette il suo travaglio interiore. Nonostante questo però riesce a salvare la vita di una guardia amputandogli la gamba, riportando alla luce la sua perfetta professionalità. Il direttore, Dr. Brayne, decide dunque di attuare nuove tecniche terapeutiche concedendogli di leggere e dipingere. Ed è così che viene a conoscenza del progetto del dizionario ed inizia ad inviare centinaia di cartoline ricche di nuovi vocaboli, trovando nell’impegno quasi un sollievo. Allo stesso tempo chiede di devolvere la sua pensione alla vedova, l’attrice Natalie Dormer, e ai figli dell’uomo che inconsciamente ha ucciso, ma la donna inizialmente per orgoglio e per profondo odio per il gesto subito, rifiuta.

Una figura particolare nello svolgimento della sceneggiatura, e della storia quindi, è quella del secondino che si cura di lui, Mr. Muncie, un’ottima interpretazione dell’attore Eddie Marsan e una presenza di grande supporto per la vita del uomo malato di mente, facendo anche da tramite agli incontri nonché alle vicende belle o tragiche di Penn/il Pazzo/ Minor. Tutto è seguito assecondando il proprio ruolo e rispettando l’uomo.

Lo sviluppo della narrazione vede il contributo di Minor diventare estremamente importante per il lavoro di Murray, suo malgrado ancora troppo lontano dalla conclusione del vocabolario. Il professore decide quindi di andare a trovare il suo sostenitore e viene così a conoscenza della sua condizione e realtà di Pazzo. Sceglie però di tacere alla commissione e alla sua stessa moglie, Ada, la verità, questo scabroso dettaglio, e di continuare la collaborazione. Tra i due nasce un rapporto di reale amicizia che si rafforzerà nel divenire.

La vedova invece, non riuscendo più a sfamare i suoi bambini, si vede costretta ad accettare l’offerta di aiuto di Minor, e decide quindi di andarlo a conoscere. Vedendolo scorge in lui l’enorme sofferenza per il gesto compiuto e ne prova pena. L’uomo che odiava non è quello che credeva e inizia ad andarlo a trovare e a portargli dei libri. Lui presto capisce che la donna non sa leggere e si offre di insegnarglielo, così che lei lo trasmetta ai figli e che loro possano essere forti della loro istruzione.

Il direttore del manicomio lascia che anche questo rapporto cresca, sempre nell’intento “sperimentale” di una riabilitazione terapeutica. Ed i contatti così continuano, sempre più frequenti diventando una sorta di legame, tanto che la donna decide di presentarlo ai figli. La figlia più grande però non accetta tutto ciò e schiaffeggia Minor, consapevole del fatto che l’uomo ha ucciso e sottratto alla loro vita felice il padre. 

Il Professore Murray, preso dall’ansia del tempo di realizzazione del suo lavoro, pubblica il primo volume del dizionario, che viene prontamente contestato per incompletezza da chi cerca di prendere il suo posto nel prestigioso incarico.

Il Dottor Minor, in uno dei suoi incontri, viene baciato da Eliza che gli chiede cosa fare se il suo sentimento fosse vero amore. Questo causa in lui un profondo turbamento, la sensazione di aver compiuto delitto due volte, infierendo anche con il tradimento; la disperazione che lo sgomenta lo induce a evirarsi per infliggersi forse quella che ritiene la giusta pena. La sua terapia viene quindi considerata fallita e ogni tentato privilegio annullato. Con il suo stesso consenso la terapia riprende quindi nei metodi più drastici e vessatori.

La situazione dei due protagonisti a questo punto precipita, per l’uno fisicamente, per l’altro professionalmente. La collaborazione tra i due viene scoperta e ogni segreto sulla redazione del dizionario svelato. Il proseguimento dell’opera viene sottratto a Murray e estromessa la citazione dell’operato di Minor.

Fortunatamente però, l’umanità prevale e prima di rendere pubblica la notizia il Professore riesce ad sapere in quale situazione sta degenerando la condizione psicofisica dell’amico Pazzo, la moglie Ada, fino a quel momento all’oscuro, lo mette in discussione ma lo comprende e lo sostiene nel suo lavoro e nel suo tentativo di aiutare il malato.

Eliza perdona l’uomo sofferente dal quale era coinvolta e lo reincontra grazie all’aiuto del secondino, e lui riconquista pace. L’amico Professore decide di giocare ogni sua carta e cerca in tutti i modi di tirarlo fuori dal manicomio, riuscendo persino ad ottenere una revisione del processo, con l’intercessione della vedova, ma ciò non basta a sollevarlo dal giudizio legale d’infermità mentale.

L’ultima chance il Professor Murray la trova in Winston Churchill, all'epoca Segretario di Stato, colpito da quanta passione un uomo possa mettere nel difendere un amico. Non gli concederà però la libertà, bensì l’espulsione dall’Inghilterra quale straniero indesiderato, ma questo comunque basta a portarlo fuori da Broadmoor.

L’ultimo saluto tra i due amici prima della partenza per l’America,  il riconquistato ruolo di James Murray come direttore della redazione dell’Oxford Dictionary e la reintegrazione di William Chester Minor tra i collaboratori alla stesura del primo volume concludono un film che, malgrado una non semplicissima fluidità, lascia molti spunti di riflessione.

L’atmosfera è realistica, profondamente emozionale, gli ambienti, i costumi, la direzione e la recitazione,  seguono con precisa diligenza l’autenticità di cui si narra, nulla è lasciato all’astrazione, nulla deve cedere al fraintendimento.

E’ una storia vera a lieto fine, piena di entusiasmi e di dolore, che si confondono gli uni agli altri, anche se il dolore fisico non si confonde e non si annulla e non sopperisce a quello che divora la mente; ma la pazzia con il fervore sì, come la disperazione alla consolazione e la comprensione, l’amicizia agli ostacoli della vita, il senso di colpa che può divorare una coscienza, il perdono delle vittime all’impossibilità di perdonare sé stessi, e l’amore, da quello più tenero della famiglia a quello straziato degli amanti impossibili.

 

                                                    

12 giugno 2020

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