ARTI

 

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Un eccezionale vicino di casa: il fumettista Danilo Grossi

Anna Rubbini

Venite avanti, questo è il mio studio, venite che vi faccio vedere….

 

Scopro incuriosita e meravigliata il mondo di Danilo Grossi, conosciuto casualmente ad una riunione di condominio, che dal pianerottolo del suo appartamento, ci accoglie da padrone di casa amichevole e sagace.   

Un fumettista dalla matita veloce e briosa, dallo stile che si modifica sempre e segue spontaneamente la narrazione di ogni protagonista,  spazia abilmente tra personaggi di tutti i generi e per tutti i lettori,  rivendicando sempre la libertà della creatività e del piacere di disegnare.

 

“Ecco, questo è il premio che mi hanno dato al salone di Rimini, come miglior disegnatore, premio che non ho potuto ritirare perché mia moglie stava male, lo ha ritirato il mio editore, ed è stata l’unica volta che ho avuto anche un riconoscimento in denaro…”

 

Grossi, fumettista ed autore di testi di lunga carriera, non è nuovo ai riconoscimenti, tanti quanti i generi rappresentati: in primis e con manifesto orgoglio, il Leone d’Oro conferito nel lontano 1982 dall’allora sindaco di Venezia Mario Rigo.

 

Appese alle pareti del suo studio le tavole più significative della carriera sono esposte in bella mostra come capisaldi della sua vita, di cui racconta in un fiume di parole episodi e dettagli impressi nella memoria come fossero accaduti ieri.

 

“Questa è la prima tavola che ho fatto per il Corriere della Sera, il direttore di allora Bonelli mi ha chiesto di lavorare per il quotidiano ma poi non l‘ho fatto perché a me piace disegnare per tutti, io amo spaziare tra gli stili, fare generi diversi, dall’avventura, all’horror, al fantasy, ai disegni per bambini, etc. Infatti non ho disegnato per la Mondadori che pubblicava Topolino, perché già disegnavo per la Warner, disegnavo Luky Ljuke e Tom & Gerry …e poi la storia di Topolino non mi dava soddisfazione, era sempre la stessa vicenda…

Le tavole dei fumetti che ci mostra sono stupefacenti, i personaggi sono tutti, dai più ai meno noti, realizzati con una cura del particolare, con maestria e una freschezza che incanta e affascina, portandoci in un mondo dell’effimero mai scontato e mai stucchevole; lo spettatore vede avverarsi, come in un sogno, la fantasia sulla carta, l’immaginazione di un frame in una striscia, con la nuvoletta che dà voce al pensiero rendendo reale e concreto l’esistenza del cartoon...

Racconta con molto divertimento un aneddoto legato ai suoi primi passi nel mondo che oggi conosce oltremodo, ed è legato alla commissione dell’Intrepido della prima storia western:

 

“...ad un certo punto mi chiedono di disegnare una parte della storia dove c’è un serpente a sonagli, sotto ad un cavallo spaventato e imbizzarrito. Ma a me piaceva di più il cobra, era più bello da disegnare, faceva più effetto ma nel far west non esisteva, era originario dell’India. Io lo feci lo stesso e ricevetti anche i complimenti, avevo fatto proprio un bel disegno! Di li a poco però se ne accorsero e mi chiamarono dal direttore dicendomi dello sbaglio. Al ché io risposi: ma come, non vi ricordate che negli episodi precedenti era appena passato di lì il circo, e il serpente era parte dello spettacolo ma lo hanno perso!!!...e con questo escamotage utilizzarono il mio disegno!

 

Dall’Intrepido agli altri giornali il passo fu breve, erano tempi in cui c’era bisogno di disegnatori, e iniziò così la collaborazione con Il Corriere, con Lanciostory e con le testate straniere. Per la Francia ha disegnato ben quattro famosi personaggi legati ognuno ad una collana di lunga serie: Jayde, che poi uscì tradotto anche in America; Dik Spade, I cavalieri dello Spazio e i Boxer.

 

“…Tutti lavori importanti, ogni racconto erano 40 tavole, che mi impegnavano talmente che quando Bonelli mi propose Zagor, a malincuore dovetti rifiutare e, non nascondo, con grande pentimento. Lavori così impegnano tanto e a me piaceva cambiare, mi piaceva e mi piace disegnare anche le barzellette, il comico, l’avventuroso… ma mi diverto, e se mi diverto rendo, altrimenti …. “

Spiega Grossi, il lavoro nasce e cresce: il bianco e nero della matita con gli spazi per i baloon vengono ribattuti, come un calco, dalla linea più spessa e poi si passa al colore… fortunatamente l’utilizzo del computer ha permesso la tiratura e la semplificazione delle tavole, la nuvoletta con il testo viene ora applicata all’illustrazione, senza pericolo di sbavature dell’immagine nel bianco della vignetta.

I disegnatori italiani, a suo parere sono i più bravi in assoluto, e lui per noi ne è una prova: la cura e la padronanza del disegno sono davvero esemplari, non per una questione di scuola o di tecnica ma per il sentimento che muove la mano, la creatività e il talento che uno ha o non ha, è una sorta di naturale predisposizione di bravura e di eccellenza.

Danilo Grossi è uno di quei personaggi che, non si capisce perché, la storia della cultura contemporanea ha scordato di vantarsi. Questo autore che sembra nato edotto, o come altrimenti detto, nato con la matita in mano, ha l’imprinting del vero artista, come lui stesso sottolinea, di quelli che disegnano con la sinistra e scrivono con la destra! Seguendo il suo maggior talento, inizia presto a proporsi a Milano alle più popolari riviste di fumetti dall’Intrepido al Monello, da Skorpio a Lanciostory, diventando anche autore di strisce e testi di collane tratte da racconti di Jack London e dtai Salgari, di cui è l’interprete in assoluto più apprezzato.

Mai discosto da un profondo senso di venezianità di cui và fiero – nato nel sestrier di Dorsoduro in quel di Santa Marta – molte delle sue storie hanno preso vita proprio dai grandi temi che contraddistinguono la sua città: il problema delle Grandi Navi, per esempio; i sette sestrieri che diventano per lui la storia delle Sette Streghe, o dell’acqua alta a Venezia, in cui adattò un originale e divertente Pinocchio; o personaggi plausibile per bambini di sua invenzione come i due fotografi Klik e Klak che incarnano gigioneschi protagonisti di storie ambientate tra calli e campielli e che hanno riempito le pagine del Messaggero dei Ragazzi.

Per assurdo, ma come purtroppo spesso accade, Grossi è un autore molto noto all’estero più che in patria. Le sue storie sono state tradotte con grande successo in Francia e in America, in Messico e in Perù, passando da soggetti del mondo dei piccoli con protagonisti come Bugs Bunny per La Wrner Bros e Topo Gigio, sino all’ideazione di Tiraemolla, buffo personaggio quanto il nome, edito da Vallardi; rivolgendosi al pubblico dei ragazzi disegnando anche episodi dei super eroi, dell’Uomo Ragno e di Capitan America;  procedendo per figure della storia come il giovane Da Vinci, iniziata per il Corriere della Sera e proseguita su Il Giornalino; passando a racconti di guerra e di fantascienza e non disdegnando affatto le serie horror ed erotiche, rese sempre però con grande garbo e prive di volgarità.

Una grande capacità di non prendersi sul serio, ma con l’acume di un professionista preparato e al passo con le nuove tecniche di disegno computerizzato, è passato con grande abilità, ancor più se si considera che è autodidatta, all’utilizzo di Photoshop per l’ applicazione del colore, senza perdere la finezza della manualità nell’uso “artificiale” delle tinte, come se il pennello ombreggiasse ancora le scene dei suoi cartoon.

Un’artista da riscoprire, Danilo Grossi, anche per la capacità di evolversi e di rimanere saldo e coerente ad una professione che spesso dimentichiamo, ma che testimonia un grande talento ed una grande possibilità di sdrammatizzare le nostre vite. La stessa ludica Arte figurativa che ha reso plausibile l’esistenza dei più recenti video game che oggi colmano il tempo libero delle giovani generazioni.

1 novembre 2020

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